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Ben Harper: come è verde il mio blues.

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Scendi? Sono qui sotto, nel garage dell’hotel. il pomeriggio di qualche mese fa a Santa Monica. Mentre scattiamo le foto di queste pagine, Ben Harper si presenta con un suv gigante, molto Los Angeles style. Solo che negli ultimi anni lo stile californiano e’ cambiato parecchio e lo stato del sole, una volta simbolo dell’America piu’ sfacciatamente sprecona, e’ diventato uno dei laboratori metropolitani piu’ sensibili alla questione ambientale. E Ben Harper, californiano doc, non si e’ adeguato?

Vai in giro su una bomba ecologica e poi fai un cd con il packaging interamente ecosostenibile? , lo stuzzico subito, accennando alla carta e alla plastica riciclate usate per Lifeline, il suo album del 2007. Ti sbagli amico, ribatte lui con quel suo fare flemmatico alla “the Dude” Lebowski. ibrida. E sto raccogliendo tutte le informazioni per passare a un’auto a impatto zero assoluto.

Quel pomeriggio con Ben abbiamo chiacchierato del lunghissimo tour in cui tutta la sua carovana musicale aveva girato gli Stati Uniti in lungo e in largo esclusivamente su mezzi alimentati a biodiesel. C’era ancora Bush in carica e Harper si rabbuiava al solo pronunciare la lettera “W”. Mi raccontava anche di come stesse cominciando a prendere in considerazione l’ipotesi di trasferirsi a Parigi, con tutta la famiglia, la collezione di chitarre e quella di sneakers (Il mio vero crimine ecologico, scherza).

Quando ci rincontriamo a Milano, a meta’ febbraio, un po’ di cose sono cambiate: Ben Harper sta promuovendo un disco nuovo (White Lies for Dark Times, in uscita il 24 aprile), con una band nuova (i Relentless7 hanno preso per il momento il posto dei suoi storici Innocent Criminals) e alla presidenza americana c’e’ Barack Obama, che ha usato come inno della sua campagna elettorale proprio un brano di Ben, Better Way.

Ti piacera’ la nuova formazione , attacca lui, ora siamo solo in quattro: slide guitar, chitarra, basso e batteria. Ho sempre avuto un’attitudine rock alla musica, anche nei pezzi piu’ blues, o nel disco quasi gospel che ho fatto con i Blind Boys of Alabama, There Will Be a Light, ma non avevo mai suonato letteralmente il “rock&roll”. Con questi tre ragazzi, adesso, ho fatto un disco di classico rock&roll.

Provo a scoprire se il progetto dell’auto a impatto zero e’ andato in porto. Si’, e non solo quello. Io e Laura (Dern, sua moglie e attrice feticcio di David Lynch) abbiamo quasi fi nito la riconversione della nostra casa a fonti energetiche rinnovabili. Oggi siamo al 90 per cento solari.

Tra passione privata e doveri professionali, seguo Ben Harper praticamente da inizio carriera e a questo 40enne di Claremont va riconosciuto che l’impegno ecologista non e’ stata un’invenzione dell’ultima ora. Non soltanto perche’ suona strumenti vintage come la sua slide anni ’20 o perche’ risparmia un sacco di elettricita’ quando improvvisa pezzi a cappella anche dentro un palasport da 10mila persone.

Harper si e’ sempre impegnato nella salvaguardia del mondo in cui abita. Solo che quando ancora non si parlava di emergenza ambiente, lui rischiava di sembrare un surfi sta (altra grande passione di Ben) un po’ hippie. Nei miei album uso carta e plastica riciclabili, inchiostri naturali, ma il cd in se’ lascia ancora un’impronta ecologica, non posso farci niente… Se non ti piace il mio disco, pero’, lo puoi usare come sottobicchiere, ridacchia, poi riprende: Credo che abbiamo tutti il dovere di usare il meglio delle risorse tecnologiche per non inquinare.

Ci fermiamo a parlare di come per troppo tempo essere ecofriendly sia stata “roba da ricchi”: Ma ora e’ arrivato il momento di non mentire piu’ alle persone. Soprattutto in termini economici: l’energia solare costa poco, il biodiesel costa meno della benzina, i prodotti da agricoltura biologica hanno costi di produzione inferiori a quelli industriali. E aspettando che chi decide sopra le nostre teste smetta di mentire, noi che possiamo fare, Ben? Molto spesso, come singoli, non possiamo cambiare davvero la nostra impronta ecologica. Ma di sicuro possiamo cambiare le scarpe con cui lasciamo quell’impronta.