Bambini in piscina: che fare per farli andare in acqua in sicurezza

Sempre sorvegliati e a portata di mano. Controllate la profondità dell'acqua. E usate i dispositivi adatti alla loro età e alle loro capacità

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Alice,11 anni, la mattina  del 14 luglio 2026 stava facendo il bagno, senza cuffia, nella piscina dei Bagni Segesta a Sestri Levante, in Liguria. Improvvisamente, i capelli sono rimasti impigliati nel bocchettone di aspirazione della piscina, e la bambina è stata risucchiata con molta violenza sott’acqua, fino a quando è affogata. Purtroppo, la morte di un bambino in piscina in Italia non è un caso isolato (negli ultimi quattri anno si sono contate 74 vittime), e quasi sempre di tratta di vite sprecate, perché non sono state rispettate le precauzioni fondamentali che si devono seguire quando si porta un bambino in piscina. 
 

Bambini sempre sorvegliati e a portata di mano

 
Anche se in acqua ci sono altri piccoli e altri genitori, un bambino non va mai lasciato in acqua senza sorvegliarlo e a una distanza ravvicinata, per poter intervenire in qualsiasi momento. Gli occhi non bastano, bisogna essere pronti in caso di emergenza, e non basta affidarsi al bagnino chiedendogli di “dare un occhio” al bambino.

I dispositivi adatti

 
Un semplice bagno in piscina non è l’occasione giusta per fare nuove esperienze in materia di dispositivi che il bambino deve usare in acqua. Salvagente, braccioli, un piccolo canotto: tutto ciò che serve, sulla base delle capacità acquatiche del bambino,va previsto. Se, durante l’estate, frequentate con costanza una piscina, fate fare un corso al bambino durante l’inverno per imparare a essere autonomo in acqua.

Rispettare le regole della piscina

 
Ogni piscina ha le sue regole, informatevi appena entrate. Alcune sono sicuramente condivise: niente tuffi e corse sul bagnasciuga, cuffia obbligatoria quando si entra in acqua, bambini negli spazi ad hoc previsti per la loro età. Piuttosto, prima di entrare nella vasca, controllate la profondità dell’acqua e verificate che sia adatta alle capacità del bambino.

Pause regolari e protetti dal sole

 
I bambini non possono stare per ore consecutive in acqua: diventa pericoloso per il grande sforzo fisico che viene richiesto. Devono fare pause regolari: potrebbero essere stanchi, e più vulnerabili, anche senza accorgersene. Inoltre in piscina, come al mare i bambini vanno protetti dal sole: anzi la piscina produce un effetto-specchio che rende i raggi UV ancora più intensi rispetto al mare.

Evitate un impatto brusco con l’acqua

 
A parte il fatto che i tuffi in piscina sono vietati, è sempre bene evitare l’impatto brusco con l’acqua nel momento in cui il bambino decide di fare il bagno. Come? Semplicemente bagnando prima i polsi, le braccia e le gambe. Anche entrare in acqua subito dopo mangiato, e dopo un lungo periodo di permanenza al sole, non sono certo buone idee.

Le legge per la sicurezza che non si approva

 
Incredibile ma vero: tra tante norme che abbiamo in Italia, manca una legge per garantire la sicurezza dei bambini quando vanno in piscina. Barriere e coperture invalicabili, un salvagente ogni cento metri quadrati, sistemi di allarme, controlli periodici delle acque. La legge è già pronta da qualche anno, ma le varie lobbies del settore (dai gestori delle piscine private alle associazioni alberghiere e a quelle dei titolari di parchi acquatici) sono sempre riuscite a bloccare il provvedimento, che comunque avrebbe dei costi per i gestori degli impianti.

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