Azzardo, si giocherà anche sulla spesa | Non Sprecare
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Azzardo, si giocherà anche sulla spesa

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Ilaria Sesana
 
 
Cosa fate con gli spiccioli di resto della spesa? Li usate per bere un caffè o gustare un gelato nella galleria del centro commerciale? Li date in beneficenza oppure li rimettete in tasca. Tra qualche mese la vostra cassiera di fiducia al supermercato potrebbe proporvi un’ulteriore opzione: giocarli alla lotteria. Trasformerete così il resto della spesa (fino a un massimo di cinque euro) in una ricevuta di partecipazione che verrà stampata direttamente sulla parte finale dello scontrino fiscale.

I regolamenti e le modalità di gioco sono ancora in via di definizione, ma la strada è ormai segnata. In gergo tecnico si chiamano “giochi di sorte al consumo” e rappresentano la nuova frontiera del gioco d’azzardo legale nel nostro Paese. Una novità di cui non si sentiva davvero il bisogno. Tra Gratta&vinci, Lotto e Superenalotto, slot machine e videopoker, nel 2010, gli italiani hanno bruciato al gioco poco meno di 61,5 miliardi di euro. E il trend per il 2011 è in ulteriore crescita a sfiorare i 70,5 miliardi di euro secondo la stima contenuta nella relazione sul gioco d’azzardo del Comitato antiriciclaggio, istituto interno alla Commissione antimafia.

Gli italiani giocano sempre di più ma lo Stato incassa di meno. Nel 2004, quando al gioco vennero consumati 24 miliardi e 800 milioni di euro l’erario incassò 7 miliardi e 300 milioni. Nel 2010, a fronte di un volume di gioco di 61,5 miliardi di euro, nelle casse dello stato ne sono finiti 8,799 miliardi. «In altri termini, il volume di gioco si è quasi triplicato, ma in termini percentuali l’incasso dell’erario è passato dal 29,55% al 14%», puntualizza Maurizio Fiasco, sociologo e coordinatore del Coordinamento nazionale anti-usura. E nel biennio 2009-2010 c’è stato anche un piccolo calo in termini assoluti: da 8,799 miliardi incassati dall’erario nel 2009, ai 8,733 miliardi del 2010. Una contrazione dello 0,8% a fronte di un incremento della “raccolta” del 13%.

Per capire le ragioni di questo calo bisogna osservare le diverse tipologie di gioco che vengono offerte agli italiani e come si sono evolute nel corso degli anni. Si è passati infatti da giochi che offrivano grandi prospettive di vincita e cadenzati a scadenze regolari (ad esempio il Superenalotto o la lotteria di Capodanno) a giochi di bassa soglia come le slot machine o i gratta e vinci. La loro diffusione nel corso degli anni è aumentata enormemente: bastano pochi euro per tentare la fortuna e si trovano praticamente ovunque. Su queste tipologie di gioco anche il prelievo fiscale è basso e la relazione della Commissione antimafia elenca con precisione: del 2% per le video lottery (slot machine che promettono vincite iperboliche), del 3% per il poker online, del 4% per le scommesse, del 4,8% per i giochi a base ippica. Mentre si sale all’11% per il bingo e al 16,5% per lotterie e gratta&vinci. Fino al 24% del Lotto (anno 2010) mentre per il Superenalotto si è arrivati al 50%.

A fronte di un prelievo così basso, la piramide del gioco ha bisogno di una base sempre più ampia di giocatori per regressi. Uno studio dell’Istituto di fisiologia clinica del Cnr del 2008 dice che gioca abitualmente il 2% della popolazione generale, compresi quindi i neonati e centenari. In soldoni, qualcosa come 1,2 milioni di persone. Ma ci sono addirittura tre milioni di italiani che corrono il rischio di diventare giocatori patologici: per la maggior parte si tratta di un rischio “minimo” (ma che esiste). Mentre per 120mila persone il rischio è “grave” e per altre 700mila il rischio è “moderato”.
Persone a rischio, che potrebbero diventare vittima del gioco patologico. E che per loro sfortuna si trovano a vivere in un Paese che è diventato la Las Vegas d’Europa. Dove persino la cassiera del supermercato o l’impiegato delle Poste propongono, con un sorriso, lotterie e gratta e vinci.

 
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