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Stipendi dei magistrati: aumenti blindati. Anche se dovevano restituirli…

Singolare accordo dell’Associazione nazionale magistrati con il governo: i giudici sono l’unica categoria del pubblico impiego a ricevere uno scatto in busta paga per il triennio 2012-2014. Perché loro sì e insegnanti e professori no?

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AUMENTO STIPENDIO MAGISTRATI –

Gli stipendi dei magistrati non si toccano. E se sono stati incassati degli aumenti «non giustificati» non bisogna restituirli. Su questi due assiomi si regge il risultato, appena conseguito, di una singolare trattativa, con «una riservata azione» di lobbying,  tra il governo e l’Associazione nazionale dei magistrati.

Per capire come si è arrivati al traguardo, bisogna partire da una premessa: le retribuzioni dei giudici, per una precisa norma di una legge dello Stato (la numero 27 del 1981) non sono oggetto di contrattazione. Ovvero non si negoziano, ma sono adeguati, di diritto, ogni triennio sulla base degli incrementi portati a casa dalle altre categorie del pubblico impiego. In pratica la busta paga dei magistrati dovrebbe lievitare come quella dei professori universitari, dei dipendenti delle aziende ospedaliere, dei ministeri, delle regioni, dei comuni  e degli enti di previdenza. L’automatismo ha una sua logica che si riconduce al principio dell’autonomia della magistratura scolpito dalla Costituzione: liberati dal vincolo, e dai possibili condizionamenti, di una trattativa con la controparte politica, i giudici sono messi al riparo da eventuali, indebite pressioni o ricatti. Una norma non solo coerente con il dettato costituzionale, ma anche di evidente buonsenso.

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ADEGUAMENTO STIPENDI MAGISTRATI –

Ma che cosa accade se gli stipendi del pubblico impiego vengono congelati sterilizzando gli aumenti per effetto di un taglio alla spesa pubblica? Nessuno dovrebbe incassare un euro in più. Quello che prevede il decreto della presidenza del consiglio dei ministri del 7 agosto scorso.  E invece ai magistrati è stato prima concesso e poi non recuperato lo scatto relativo al triennio 2012-2014, pari a circa il 3,24 delle remunerazioni. La vittoria è dovuta all’azione dell’Associazione nazionale magistrati, come si legge sul sito di Unicost (Unità per la Costituzione), una delle correnti che fanno parte della maggioranza alla guida dell’Anm: «Al termine del triennio, non essendo stati riscontrati aumenti degli stipendi degli altri settori del pubblico impiego, è risultato che gli acconti ricevuti non erano giustificati. Ciò nonostante, grazie all’azione dell’Anm , ed al ruolo svolto dal Comitato Intermagistrature, essi sono stati cristallizzati a nostro favore per gli anni già erogati; ed è bene ricordare che non era affatto un risultato scontato». Complimenti, dunque, all’Associazione nazionale magistrati e al Comitato Intermagistrature, che mette insieme i componenti delle varie magistrature, compresi i giudici di Tar e Consiglio di Stato.  Resta una domanda: che cosa significa «cristallizzati»? «Significa che è stato riconosciuto dalla Ragioneria dello Stato il nostro diritto a non restituire gli aumenti ricevuti» spiega Roberto Carrelli Palombi, segretario nazionale di Unicost. E aggiunge: «Altro discorso, invece, riguarda l’incremento per il triennio 2015-2017 che abbiamo già incassato e dobbiamo restituire. Tenendo presente che non si tratta di un taglio dei nostri stipendi, ma solo della restituzione di un acconto non dovuto».

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STIPENDI MAGISTRATI ITALIANI –

A questo punto, sempre grazie alla trattativa condotta dall’Associazione nazionale magistrati e dal comitato di Intermagistrature, i giudici sono riusciti a incassare un altro importante risultato: la restituzione in tre comode rate, tra ottobre e la fine di dicembre di quest’anno, dei soldi ricevuti e non dovuti per il triennio 2015-2017. Complessivamente si stima attorno ai 40 milioni di euro la somma che i magistrati hanno visto accreditare sui loro stipendi per i due trienni, e la metà di questa cifra resterà comunque nelle loro tasche.  Forti di questo precedente, altre due correnti della categoria, Magistratura indipendente e Autonomia indipendente, che sono all’opposizione dell’attuale gruppo di comando dell’Anm, intendono portare il caso degli aumenti  da ridare allo Stato davanti ai giudici del Tar, sommergendo i tribunali amministrativi di singoli ricorsi, con il presupposto che si tratterebbe di un vero e proprio taglio degli stipendi. C’è da aggiungere, per dovere di cronaca, che le possibilità di successo di eventuali ricorsi non sono poche, anche perché a decidere saranno sempre loro, i magistrati, in questo caso con i panni dei giudici amministrativi. «Noi consideriamo questa tesi interpretativa demagogica e irresponsabile, e in questo senso si sono espressi tutti i tecnici che abbiamo consultato per avere un parere» taglia corto Carelli Palombi. In ogni caso, se si dovesse andare davanti al Tar, come minaccia una parte della magistratura, sarà l’occasione per buona per capire, in sede di dibattimento del contenzioso, perché ai magistrati viene concesso, per il triennio 2012-2014, ciò che invece è stato negato ai professori universitari o ai dirigenti dei ministeri.

Infine, dal sito di Unicost  apprendiamo un altro particolare interessante, a proposito di stipendi dei giudici e di trattative che, tra l’altro, si sono svolte alla vigilia del congresso nazionale dell’Associazione dei magistrati. «Siamo riusciti a evitare il taglio lineare delle nostre retribuzioni, che era un provvedimento annunciato ed evitato grazie ad una riservata azione portata avanti dall’Anm» è scritto nel documento. Ancora complimenti ai negoziatori dell’Anm, ma forse sarebbe il caso di dare un chiarimento all’opinione pubblica: in che cosa consiste la sua «riservata azione» per difendere gli stipendi della categoria?

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