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Acqua, se ne spreca troppa

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La Terra contiene 1,4 miliardi di chilometri cubi di acqua. Ma più del 97% è salata. Restano circa 35 milioni di chilometri cubi di acqua dolce. Ma di questa acqua in teoria utilizzabile due terzi è presente sotto forma di ghiaccio o di neve. L’acqua effettivamente disponibile è dunque limitata: 12 milioni di metri cubi nei bacini idrici sotterranei  e 200 mila chilometri cubi nei fiumi e nei laghi. Più 13 mila metri cubi sotto forma di vapor acqueo. Può bastare? Vediamo i consumi. 230 litri a testa Gli italiani usano circa 230 litri al giorno a testa, quasi il doppio dei tedeschi, la media europea è 150 litri. Come ricorda un esperto del settore, Antonio Massarutto, all’interno delle case il 30% del consumo è dovuto al wc, il 13% al lavabo del bagno, il 15% al lavabo della cucina, il 20% alla doccia, il 2% alla lavastoviglie, il 19% alla lavatrice. Sono percentuali che si possono abbassare sia con una maggiore attenzione alle modalità di uso sia investendo in tecnologia più avanzata. 60 per cento di risparmio Ci sono vari metodi per risparmiare acqua. Una lavatrice moderna consuma il 60% in meno di quelle vecchie e le lavatrici a carico frontale progettate in Europa usano il 40% in meno d’acqua rispetto al tradizionale modello americano con carica dall’alto. E mentre i gabinetti tradizionali hanno bisogno di 22,7 litri per ogni utilizzo, il limite massimo negli Stati Uniti per quelli nuovi è 6 litri (in quelli dotati di tasto per la scelta tra due opzioni si scende a 3,7 litri con  il flusso più ridotto). Inoltre si possono usare sistemi tradizionali efficaci di raccolta: per ogni 500 millimetri di pioggia un tetto di 100 metri quadrati può raccogliere acqua sufficiente per irrigare un giardino di 80 metri quadrati. Il 70 per cento per l’agricoltura Allo sviluppo di tecnologie attente al risparmio tra le mura domestiche e tra le pareti di una fabbrica in molti paesi non ha fatto seguito un’analoga crescita di efficienza nel settore agricolo, responsabile della maggior parte dell’uso idrico: il 70% dell’acqua viene utilizzato a fini irrigui, il 20% per usi industriali e circa il 10% per usi residenziali. In alcuni settori agricoli il consumo è particolarmente intensivo. Ad esempio il sistema delle risaie delle province di Novara, Vercelli e Pavia assorbe il 25-30% del totale dei prelievi irrigui nazionali. Sommando questo elemento alla crescita demografica e all’aumento dei consumi pro capite, si ottiene una domanda di acqua che s’impenna: si è triplicata in 50 anni e continua a crescere con una proiezione drammatica. Mille tonnellate di acqua per una di grano Anche perché quello che beviamo è una quota trascurabile dei consumi complessivi. Nel mondo si bevono in media, pro capite, quasi 4 litri di acqua al giorno: direttamente oppure nelle bevande. Ma sono necessari 2.000 litri per produrre il cibo che una persona consuma quotidianamente: è come se mangiassimo 2.000 litri di acqua al giorno. Ad esempio per produrre una tonnellata di grano è stato necessario usare 1000 tonnellate di acqua. Ci vogliono 3 tonnellate di acqua per ottenere un chilo di zucchero da barbabietola e 2.400 litri per un hamburger. Un terzo della rete da sostituire Come se non bastassero questi consumi, abbiamo inventato un buon numero di sprechi. Ad esempio negli acquedotti trasportiamo un fiume di acqua costosamente potabilizzata che utilizziamo per fare la doccia e per allontanare i liquami indesiderati. Dunque usiamo una risorsa preziosa in modo improprio e per di più ne buttiamo più di un terzo: le perdite ammontano a un buon 35 per cento dell’acqua trasportata e si arriva a picchi del 40-50 per cento. Del resto, per rendersi conto delle dimensioni di questa dilapidazione di risorse, basta pensare che è sufficiente un foro di 1 millimetro in una tubatura per perdere 2.300 litri di acqua potabile al giorno. E la nostra rete idrica è per oltre un terzo da sostituire. Il che comporta anche un importante spreco in termini di energia utilizzata per mettere in circolazione l’enorme massa di acqua che viene gettata via. Impronta ecologica 200 volte più bassa Uno spreco spesso legato anche a una percezione inadeguata del valore del liquido che i nostri rubinetti rendono accessibile in ogni momento (con qualche eccezione). L’acqua del rubinetto  –  ricorda la società Hera in un rapporto distribuito al festival di Genova – ha un impatto ambientale 200-300 volte inferiore rispetto all’acqua in bottiglia: 1.000 litri di acqua potabile "consumano" fra 1,2 e i 2,1 metri quadri di terreno, mentre 1.000 litri di acqua in bottiglia "consumano" fra 469 e 613 metri quadri (oltre la superficie di un campo da basket). Anche in termini di CO2 la distanza  –  fa notare il rapporto – è notevole: gli 11 miliardi di litri di minerale comprati in Italia provocano l’emissione di 1 milione di tonnellate di CO2. 41 per cento di zone aride L’assieme dei problemi elencati fa sì che l’acqua diventi un bene sempre più prezioso e sempre più al centro di contese. Le riserve idriche sotterranee si stanno rapidamente esaurendo in moltissime aree del pianeta (dalla Cina agli Stati Uniti, dall’India all’Iran). E le zone aride coprono ormai circa il 41% della superficie terrestre e ospitano più di 2 miliardi di persone.