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Abitare a impatto zero

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Nei grandi centri urbani, l’aria si fa sempre più pesante. L’ultimo rapporto di Legambiente sul tema segnala che fra il 2009 e il 2010, a Milano, i giorni di superamento delle soglie di allarme-ozono sono passati da 41 a 60 . Sul dato, pesano consumi ed emissioni dei sistemi per la climatizzazione: l’uso smodato del riscaldamento, infatti, incide per oltre il 50% sull’inquinamento metropolitano.
Per ridurre sprechi e smog in ambito cittadino ci si può affidare alla domotica: «È la tecnologia che promuove sistemi di controllo razionali delle apparecchiature elettroniche, di riscaldamento e refrigerazione domestica con l’obiettivo di incidere positivamente sull’efficienza energetica casalinga», dice a Lettera 43 il presidente di Assodomotica Paolo Mongiovì.
Nel 2009 gli impianti “intelligenti”, ovvero amministrati da una centralina di controllo regolabile anche via web o cellulare, solo nelle date e negli orari desiderati, hanno generato in Italia un valore economico di 147 milioni di euro. Nel 2012 queste installazioni saranno 90 mila e faranno salire il fatturato di settore a 373 milioni, migliorando il clima urbano: «Si tratta di soluzioni capaci di abbattere consumi ed emissioni sino al 30-35%», precisa infatti Mongiovì.
Basate su standard di mercato commercializzati da protagonisti dell’elettronica e dell’automazione come Bticino, le centraline di controllo degli impianti domestici hanno prezzi di base accessibili: da 500 euro in su a seconda della complessità delle installazioni. Nel 90% dei casi le più articolate permettono l’attivazione degli apparecchi di casa col telefonino tramite un menu numerico di scelta come quello dei call center. Il 70% dei sistemi può essere monitorato via Internet con una chiave Usb personalizzata.

Integrazione energetica e fonti rinnovabili

A tagliare ulteriormente costi di mantenimento e consumi ci pensano poi le caldaie. Secondo Legambiente, le più efficienti sono quelle a condensazione, che sfruttano anche il calore latente del vapore acqueo dei tubi di scarico garantendo un risparmio del 30% di metano e l’80% in meno di emissioni pericolose.
Anche queste sono oggi di uso comune nel panorama degli installatori specializzati e delle aziende e, in nome dell’ecologia, sono spesso già predisposte per l’integrazione con fonti di energia pulita. «La linea Condensy Rse è pensata per il collegamento a cascata in complessi sino a 12 unità e oltre a garantire una resa energetica del 110% è predisposta per la gestione a distanza in sistemi intelligenti e per il solare termico» dice Alessandro Saporiti, responsabile marketing di Argoclima.
E tutti i grandi nomi sono della partita. Con l’integrazione delle soluzioni di Innovatech, il gruppo Riello punta alle case hi-tech gestite via web ma anche alle rinnovabili, con modelli come Aludomus Solar che promette risparmi sino al 35%. Con le sue pompe di calore ad assorbimento di gas, la bergamasca Robur può evitare l’emissione di 4,2 tonnellate l’anno di Co2 per ogni unità.
L’obiettivo potrebbe essere quello di ottenere una casa completamente autosufficiente come Fab Lab, la struttura creata dall’Istituto per l’architettura avanzata della Catalogna. Presentata a Madrid, in occasione del Solar Decathlon Europe Contest, Fab Lab è interamente alimentata da fonti rinnovabili ma, soprattutto, è in grado di produrre più energia di quanta ne consumi

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