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A Priolo la centrale che sfrutta le tecniche di Archimede

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Rispetto a 23 secoli fa il nemico e’ cambiato, ma il luogo e il modo per combatterlo e’ rimasto lo stesso. All’epoca c’erano i romani da tenere fuori Siracusa, ora va sconfitto il riscaldamento globale riducendo le emissioni di anidride carbonica. L’arma rimane pero’ uguale: specchi per concentrare la forza del sole. La geniale intuizione che Archimede mise in pratica nel 212 a. C. per neutralizzare le navi nemiche e’ tornata oggi d’attualita’ a pochi chilometri dalla sua Siracusa con l’inaugurazione a Priolo della prima centrale italiana a solare termodinamico. Un impianto pilota (che non a caso porta il nome dell’antico saggio della Magna Grecia) dalla limitata capacita’ (circa 5 MW di potenza), ma tecnologicamente all’avanguardia, grazie alla capacita’ del premio Nobel Carlo Rubbia di attualizzare l’intuizione di Archimede.

Grandi impianti solari termodinamici (detti anche a concentrazione o Csp) sono gia’ in funzione con successo in particolare in Spagna e Stati Uniti, ma l’invenzione sviluppata dal fisico italiano durante la sua presidenza dell’Enea ha dato una marcia in piu’ a questo tipo di fonte rinnovabile. Rispetto al metodo “tradizionale” che usa lunghe file di specchi a parabola per concentrare il calore del sole su un tubo dove scorre olio, la centrale Enel utilizza degli speciali sali fusi realizzati dall’azienda umbra Angelantoni 1 (con una partecipazione societaria della tedesca Siemens) su brevetto Enea.

Questi sali rispetto all’olio usato per creare vapore in grado di alimentare normali turbine per la produzione di elettricita’ raggiungono infatti temperature molto piu’ elevate (550 gradi anziche’ 400) permettendo all’impianto di restare in funzione quasi a ciclo continuo, senza doversi fermare nelle ore di buio o in caso di nuvole.

La centrale Archimede non e’ quella che in gergo viene chiamata “stand alone”, ma e’ stata affiancata a un impianto tradizionale dove aiuta a far girare le stesse turbine alimentate a gas. “E’ un impianto unico nel suo genere che aumenta l’efficienza energetica di circa il 20-25% e consente di avere la disponibilita’ dell’energia accumulata anche di notte o in condizione di cielo coperto”, ha sottolineato l’ingegner Livio Vido, direttore di ingegneria e innovazione di Enel. “E’ la punta di diamante di un processo e di un progresso continuo nelle energie rinnovabili da parte dell’Enel”, ha aggiunto il direttore generale dell’azienda Fulvio Conti all’inaugurazione. “E’ un prototipo – ha precisato – costato 60 milioni di euro capace di generare un meccanismo industriale ridotto di costi se realizzato in larga scala in tante parti del mondo”.

La partecipazione di un colosso come Siemens al progetto italiano conferma infatti le grandi prospettive del solare termodinamico e in particolare del termodinamico a sali fusi. Anche in vista del grande progetto Desertech avviato da un cartello di grandi imprese europee (tedesche in primo luogo) per realizzare decine di impianti di questo tipo nell’Africa settentrionale e sahariana. In una recente audizione al Senato, l’Anest (Associazione nazionale energia solare termodinamica) ha inoltre sottolineato come esistano in Italia le potenzialita’ per realizzare entro i prossimi dieci anni centrali per 3-5000 MW creando oltre 30 mila posti di lavoro.