Negli anni Novanta entra in gioco il Comune di Roma: l’area viene coinvolta nei piani di ampliamento del Parco della Caffarella e avviate procedure di esproprio.A questo punto Palisano propone un compromesso:
- cedere i terreni al Comune
- ottenere una concessione per trasformare il vivaio in orto botanico pubblico e spazio didattico
Il progetto viene inizialmente accolto e approvato (fine anni ’90), ma poi rimane bloccato per anni tra burocrazia, cambi di amministrazione e mancanza di attuazione concreta.
A questo punto tutto resta sospeso, anche se il terreno formalmente è passato nelle mani del comune e Palisano continua a curare le piante e la sua collezione. Il sito viene periodicamente minacciato di sgombero, ma del progetto dell’orto botanico nessuno parla più in termini concreti.
L’unica cosa certa è l’importanza unica del vivaio di Palisano, per almeno tre motivi:
- Biodiversità: ospita ancora una collezione molto ampia di cactus e succulente, alcune rare o di grandi dimensioni.
- Valore storico-botanico: è il risultato di decenni di raccolta e acclimatazione di specie provenienti da tutto il mondo.
- Contesto urbano unico: è uno degli ultimi esempi a Roma di grande collezione privata immersa in un’area archeologico-naturalistica come l’Appia Antica.
La collezione è diventata nota perché non è un semplice vivaio commerciale, ma quasi una “enciclopedia vivente” di succulente:
- Cactus colonnari giganti (alcuni molto vecchi, con crescita pluridecennale)
- Specie rare da Messico, Cile, Perù, Namibia, Sudafrica
- Euphorbie succulente (spesso confuse con cactus)
- Agavi e aloe di grandi dimensioni.
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