Tartarughe marine dimezzate negli ultimi cinquant’anni

Pesca accidentale, inquinamento da plastica, crisi climatica: sono queste le cause principali. Le zone in controtendenza

DOVE SI SALVANO LE TARTARUGHE 4
Negli ultimi 50 anni, molte popolazioni di tartarughe marine  hanno subito forti cali, spesso compresi tra il 50% e oltre il 90% rispetto ai livelli storici, soprattutto a causa della pesca accidentale, della perdita delle spiagge di nidificazione, dell’inquinamento e del cambiamento climatico. Alcune specie, come la tartaruga embricata, hanno registrato riduzioni superiori all’80% in molte regioni.

Le principali cause del declino delle tartarughe marine sono quasi tutte legate alle attività umane. Ecco le più importanti:

  1. Pesca accidentale (bycatch)
    È considerata una delle principali minacce. Le tartarughe rimangono intrappolate in reti da pesca, palangari e reti a strascico e spesso muoiono per annegamento. Soltanto nel Mediterraneo circa 150mila tartarughe marine ogni anno finiscono impigliate nelle reti dei pescatori.
  2. Perdita e degrado delle spiagge di nidificazione
    L’urbanizzazione delle coste, il turismo intenso e l’erosione riducono gli spazi dove le femmine depongono le uova. Luci artificiali e presenza umana possono inoltre disorientare i piccoli appena nati.
  3. Inquinamento da plastica
    Le tartarughe possono scambiare sacchetti e altri rifiuti per meduse, ingerendoli. La plastica può causare ostruzioni intestinali, malnutrizione o morte. Possono anche rimanere impigliate in reti fantasma e altri detriti.
  4. Cambiamento climatico
    Il riscaldamento globale influisce in diversi modi:

    • aumenta la temperatura della sabbia, alterando il rapporto tra maschi e femmine (temperature più elevate producono più femmine);
    • favorisce l’erosione e l’innalzamento del livello del mare, che possono distruggere i nidi;
    • modifica la distribuzione delle prede.
  5. Bracconaggio e commercio illegale
    In alcune zone del mondo vengono ancora raccolte uova, catturati adulti per la carne o utilizzato il carapace per produrre oggetti ornamentali, nonostante molte specie siano protette.
  6. Collisioni con imbarcazioni
    Nelle aree costiere trafficate, le tartarughe possono essere ferite o uccise dall’impatto con eliche e scafi.
  7. Inquinamento chimico
    Pesticidi, metalli pesanti e altri contaminanti possono compromettere la salute, la fertilità e lo sviluppo degli embrioni.
La diminuzione delle tartarughe marine non riguarda solo la perdita di una specie iconica: altera il funzionamento di interi ecosistemi marini. Le tartarughe svolgono infatti ruoli ecologici molto diversi a seconda della specie.La tartaruga verde si nutre principalmente di piante marine come la Posidonia oceanica nel Mediterraneo.

Brucando regolarmente le praterie:

  • favorisce la crescita di foglie giovani e più produttive;
  • impedisce l’accumulo di materiale vegetale morto;
  • mantiene l’habitat più ricco di ossigeno e biodiversità.

Se le tartarughe diminuiscono, le praterie possono diventare meno produttive e meno efficienti nel fornire rifugio e nutrimento a pesci, crostacei e molluschi.

Le tartarughe embricate consumano spugne che competono con i coralli per lo spazio.

Quando sono presenti in numero adeguato:

  • limitano la crescita eccessiva delle spugne;
  • permettono ai coralli di svilupparsi più facilmente;
  • contribuiscono a mantenere elevata la biodiversità della barriera.

Per fortuna, esistono diverse aree del mondo in cui le tartarughe marine stanno mostrando un recupero documentato.

Le principali aree di ripopolamento sono:

  • Atlantico occidentale (Stati Uniti): lungo le coste della Florida e della Georgia, la Caretta caretta (tartaruga comune) registra un aumento dei nidi grazie a oltre 40 anni di protezione delle spiagge e riduzione delle catture accidentali.
  • Capo Verde: una delle più importanti aree riproduttive al mondo per la Caretta caretta. Monitoraggi di quasi trent’anni mostrano una crescita significativa della popolazione nidificante.
  • Grecia (soprattutto Isola di Zante e il Parco Nazionale Marino di Zante): il numero di nidi è aumentato grazie alla tutela delle spiagge e alla gestione del turismo.
  • Mediterraneo occidentale (Spagna, Francia, Italia e Tunisia): negli ultimi 15-20 anni si osserva una progressiva espansione delle aree di nidificazione verso ovest, favorita sia dalle misure di conservazione sia dal riscaldamento delle acque e delle spiagge.
In Italia le isole Eolie, in Sicilia,  sono da tempo un’importante area di alimentazione e svernamento della Caretta caretta: numerosi esemplari vi sostano durante le migrazioni e l’arcipelago ospita anche progetti di recupero e monitoraggio.

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