Negli ultimi 50 anni, molte popolazioni di tartarughe marine hanno subito forti cali, spesso compresi tra il 50% e oltre il 90% rispetto ai livelli storici, soprattutto a causa della pesca accidentale, della perdita delle spiagge di nidificazione, dell’inquinamento e del cambiamento climatico. Alcune specie, come la tartaruga embricata, hanno registrato riduzioni superiori all’80% in molte regioni.
Le principali cause del declino delle tartarughe marine sono quasi tutte legate alle attività umane. Ecco le più importanti:
- Pesca accidentale (bycatch)
È considerata una delle principali minacce. Le tartarughe rimangono intrappolate in reti da pesca, palangari e reti a strascico e spesso muoiono per annegamento. Soltanto nel Mediterraneo circa 150mila tartarughe marine ogni anno finiscono impigliate nelle reti dei pescatori. - Perdita e degrado delle spiagge di nidificazione
L’urbanizzazione delle coste, il turismo intenso e l’erosione riducono gli spazi dove le femmine depongono le uova. Luci artificiali e presenza umana possono inoltre disorientare i piccoli appena nati. - Inquinamento da plastica
Le tartarughe possono scambiare sacchetti e altri rifiuti per meduse, ingerendoli. La plastica può causare ostruzioni intestinali, malnutrizione o morte. Possono anche rimanere impigliate in reti fantasma e altri detriti. - Cambiamento climatico
Il riscaldamento globale influisce in diversi modi:- aumenta la temperatura della sabbia, alterando il rapporto tra maschi e femmine (temperature più elevate producono più femmine);
- favorisce l’erosione e l’innalzamento del livello del mare, che possono distruggere i nidi;
- modifica la distribuzione delle prede.
- Bracconaggio e commercio illegale
In alcune zone del mondo vengono ancora raccolte uova, catturati adulti per la carne o utilizzato il carapace per produrre oggetti ornamentali, nonostante molte specie siano protette. - Collisioni con imbarcazioni
Nelle aree costiere trafficate, le tartarughe possono essere ferite o uccise dall’impatto con eliche e scafi. - Inquinamento chimico
Pesticidi, metalli pesanti e altri contaminanti possono compromettere la salute, la fertilità e lo sviluppo degli embrioni.
La diminuzione delle tartarughe marine non riguarda solo la perdita di una specie iconica: altera il funzionamento di interi ecosistemi marini. Le tartarughe svolgono infatti ruoli ecologici molto diversi a seconda della specie.La tartaruga verde si nutre principalmente di piante marine come la Posidonia oceanica nel Mediterraneo.
Brucando regolarmente le praterie:
- favorisce la crescita di foglie giovani e più produttive;
- impedisce l’accumulo di materiale vegetale morto;
- mantiene l’habitat più ricco di ossigeno e biodiversità.
Se le tartarughe diminuiscono, le praterie possono diventare meno produttive e meno efficienti nel fornire rifugio e nutrimento a pesci, crostacei e molluschi.
Le tartarughe embricate consumano spugne che competono con i coralli per lo spazio.
Quando sono presenti in numero adeguato:
- limitano la crescita eccessiva delle spugne;
- permettono ai coralli di svilupparsi più facilmente;
- contribuiscono a mantenere elevata la biodiversità della barriera.
Per fortuna, esistono diverse aree del mondo in cui le tartarughe marine stanno mostrando un recupero documentato.
Le principali aree di ripopolamento sono:
- Atlantico occidentale (Stati Uniti): lungo le coste della Florida e della Georgia, la Caretta caretta (tartaruga comune) registra un aumento dei nidi grazie a oltre 40 anni di protezione delle spiagge e riduzione delle catture accidentali.
- Capo Verde: una delle più importanti aree riproduttive al mondo per la Caretta caretta. Monitoraggi di quasi trent’anni mostrano una crescita significativa della popolazione nidificante.
- Grecia (soprattutto Isola di Zante e il Parco Nazionale Marino di Zante): il numero di nidi è aumentato grazie alla tutela delle spiagge e alla gestione del turismo.
- Mediterraneo occidentale (Spagna, Francia, Italia e Tunisia): negli ultimi 15-20 anni si osserva una progressiva espansione delle aree di nidificazione verso ovest, favorita sia dalle misure di conservazione sia dal riscaldamento delle acque e delle spiagge.
In Italia le isole Eolie, in Sicilia, sono da tempo un’importante area di alimentazione e svernamento della Caretta caretta: numerosi esemplari vi sostano durante le migrazioni e l’arcipelago ospita anche progetti di recupero e monitoraggio.
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