Il suo lavoro di volontaria l’ha sempre fatto sul campo, costruendo progetti, associazioni e iniziative che partono sempre da storie concrete. Già negli anni Ottanta Maria Grazia Passeri, 71 anni, romana, è molto attiva sui temi dei diritti civili fonda il Comitato “Un neonato vivo al 2000”, nato per contrastare l’infanticidio e l’abbandono dei neonati. Un giorno, nella sede del Comitato si presenta una donna incinta, vittima di gravi violenze, cacciata di casa con una bambina piccola. La donna voleva tornare a recuperare i vestiti, ma rischiava la vita. Le volontarie le prepararono una valigia con tutto il necessario per lei e per la figlia. Tempo dopo la donna disse che quella valigia e il sostegno ricevuto le avevano dato la forza di non tornare più dal compagno violento. Da quell’episodio nacque il progetto “Valigia di Salvataggio”, oggi diffuso in molte città italiane.

E da quella esperienza è nata l’associazione Salvabebè, con l’obiettivo di aiutare donne che vivevano gravidanze drammatiche, spesso in solitudine, povertà o violenza. Nel 2002 venne anche promosso il numero verde Salvabebè 800283110, pensato per offrire aiuto anonimo alle donne che non sapevano come affrontare la nascita del bambino e per prevenire abbandoni e infanticidi.
La “Valigia di Salvataggio” (con il suo carico simbolico di un incentivo a non tornare in una casa dove hanno subito violenze e hanno lasciato tutto) ha continuato a essere uno dei perni delle attività di Salvabebè, e da qui, dall’esigenza di avere vestiti, giocattoli, e oggetti per bambini di mamme che non possono permettersi acquisti di questo genere, è nato Salvamamme, la cui sede principale è a Roma, nel quartiere Portuense, in ampi locali messi a disposizione dalla Croce Rossa.
Oggi Salvabebè-Salvamamme continua a occuparsi soprattutto di sostegno a mamme, neonati e famiglie in condizioni di fragilità economica, sociale o abitativa, con una rete di interventi molto ampia a Roma e in altre città.
Tra le attività principali ci sono:
- distribuzione di corredini, pannolini, latte artificiale, passeggini, carrozzine e beni essenziali attraverso la “Boutique Salvabebè”;
- aiuto alle famiglie segnalate da ospedali, ASL e consultori, compresi i neonati che rischiano di essere dimessi senza il necessario;
- sostegno psicologico e umano nelle situazioni di emergenza;
- progetti contro la violenza sulle donne, come la “Valigia di Salvataggio”;
- formazione su allattamento, nutrizione infantile, vaccinazioni, sicurezza dei bambini e genitorialità;
- attività per i bambini, inclusi compleanni solidali, giochi e supporto ai piccoli ricoverati.
Gli oggetti, dai pannolini ai giocattoli, dai beni essenziali ai corredini, arrivano da tre fonti di donatori: i privati, innanzitutto famiglie, che donano beni che arrivano delle loro case; le aziende che passano a Salvabebè-Salvamamme prodotti invenduti e in perfette condizioni; i negozi che invece donano rimanenze stagionali.
L’associazione, che ha una pagina Facebook molto attiva, accoglie ogni anno tra 3.000 e 5.000 famiglie ogni anno e segue circa 1.000 nuovi casi, coordinando, in una fitta rete di rapporti, enti, volontari e sostenitori. Un esempio? Salvabebè-Salvamamme collabora con il Banco Alimentare, la prima organizzazione italiana nella raccolta e nella distribuzione del cibo altrimenti sprecato, e distribuisce per suo conto prodotti alimentari a molte mamme romane che non possono permettersi di fare la spesa tutti i giorni.
Le immagini sono tratte dalla pagina Facebook dell’Associazione Salvabebè-Salvamamme
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