La BIC, la penna più venduta e famosa del mondo, è nata nel 1950 in Francia, ma non per opera di un industriale del settore, ma per risolvere un problema pratico grazie all’inventiva di un giornalista ungherese. László József Bíró si era stufato degli sprechi dovuti all’uso delle penne stilografiche, sempre molto delicate, che richiedevano molto inchiostro liquido e potevano macchiare o interrompere il flusso durante la scrittura. Bíró notò che l’inchiostro utilizzato nella stampa dei giornali si asciugava rapidamente e pensò di adattarlo a una penna e così insieme al fratello György, chimico, sviluppò un sistema con una piccola sfera rotante sulla punta: la sfera raccoglieva l’inchiostro dal serbatoio e lo trasferiva sulla carta.
Il brevetto fu depositato negli anni Trenta, ma non furono i fratelli Bíró a svilupparlo commercialmente, quando il francese Marcel Bich che nel 1945 acquisì i diritti sulla tecnologia e nel 1950 lanciò la penna BIC. Bich era un imprenditore francese, nato in Italia e poi naturalizzato francese, che con il socio Édouard Buffard, fondò un’azienda che sarebbe diventata la BIC, un nome che giocava proprio sulla definizione della penna inventata dal giornalista ungherese e sul cognome del nuovo proprietario del brevetto.
La straordinaria capacità di Bich su quella di riuscire a produrre la penna con volumi enormi e costi molto bassi. Così dal 1950 sono state vendute 120 miliardi di penne BIC, e non è mai stata modificata l’impostazione vincente di Bich: produrre una penna che non fosse particolarmente sofisticata (per questo ci sono le pelle da collezione o da amatori), ma pratica, affidabile, economica, e molto efficace sul piano del funzionamento.
Tutto grazie a questi fattori:
- Pochissimi componenti. Il corpo della BIC è essenzialmente un tubicino di plastica, una punta metallica, una piccola sfera e l’inchiostro. Meno pezzi significa meno lavorazioni e meno possibilità di guasti.
- Produzione enorme. Bich puntò sulla produzione di massa: vendere tantissime penne con un margine relativamente piccolo su ciascuna.
- Produzione automatizzata e molto precisa. BIC arrivò persino a utilizzare tecniche derivate dall’industria dell’orologeria svizzera per ottenere una sfera e un sistema di alimentazione dell’inchiostro estremamente precisi.
- Design rimasto sostanzialmente invariato. Non c’è bisogno di reinventare continuamente il prodotto o aggiungere componenti costosi.
- Risparmio continuo sui materiali. È forse l’aspetto più interessante: nel 1950 il fusto pesava circa 4,4 grammi, mentre oggi pesa circa 3,1 grammi. Con una tonnellata di plastica BIC oggi riesce a produrre circa 214.000 Cristal, contro le circa 168.000 del 1950.
Leggi anche:
- Dove si buttano penne, matite e pennarelli?
- Come ricaricare le penne che non scrivono
- Che fare con penne e matite che non si usano più
Vuoi conoscere una selezione delle nostre notizie?
- Iscriviti alla nostra Newsletter cliccando qui;
- Siamo anche su Google News, attiva la stella per inserirci tra le fonti preferite;
- Seguici su Facebook, Instagram e Pinterest.

