Perché i ricci marini stanno sparendo

Inquinamento, pesca abusiva e crisi climatica. Che porta all'acidificazione delle acque marine

Uova di Pasqua9
I ricci marini rischiano di scomparire, anche nelle acque italiane. Dal 2003 la crisi si è soltanto aggravata, e nel corso del 2025 in alcune zone della penisola, coma la Puglia e la Sicilia, la diminuzione oscilla tra l’80 e il 90 per cento, con meno di 0,2 ricci per ogni metro quadrato. Ma quali sono le cause che stanno portando alla sparizione di questi invertebrati marini così preziosi per l’ecosistema.

Crisi climatica e acidificazione del mare

L’accelerazione della crisi dei ricci marini è collegata sicuramente alla crisi climatica, che a sua volta porta all’aumento delle emissioni nocive e all’acidificazione del mare. Tutto è collegato: l’aumento delle temperature indica una crescita delle emissioni di CO2, che forma acido carbonico, facendo diminuire il pH del mare. L’acidificazione rende più difficile la formazione di gusci e scheletri, senza i quali il riccio marino non può sopravvivere. E per l’invertebrato diventa difficile crescere e sopravvivere nella fase larvale.

Inquinamento

A parte la specifica malattia che uccide i ricci, l’inquinamento porta a un accumulo di metalli pesanti (mercurio e piombo) e di residui di pesticidi nell’organismo vitale dei ricci marini. Inoltre diversi inquinanti riducono la fertilità e aumentano le malformazioni: nascono meno ricci e fanno fatica a sopravvivere.
Quando poi nel mare arrivano fertilizzanti e scarichi, proliferano batteri e alghe, e l’ossigeno si riduce al di sotto dei livelli di guardia, quelli indispensabili per sopravvivere. Infine, le microplastiche: colpiscono i ricci marini esattamente come i pesci, vengono ingerite in modo accidentale, ma bloccano la digestione e avvelenano.

Pesca abusiva e overtourism

Le rigorose restrizioni previste localmente per frenare la pesca dei ricci (in alcune zone è consentita soltanto per un certo periodo dell’anno, in altre zone completamente vietata), non riesce a fermare i pescatori abusivi che continuano a prelevare anche i ricci più piccoli, cosa assolutamente vietata. La taglia minima per la quale è consentita la pesca è di 5 centimetri, compresi gli aculei. Accanto ai pescatori professionali, nel non rispettare le restrizioni sulla cattura dei ricci ci sono anche i turisti che contribuiscono così ad aggravare la crisi della specie.
Uno studio scientifico del 2025 pubblicato su Scientific Reports (una rivista del gruppo Nature), a cura delle Università del Salento, Palermo, Pisa e Malta, e del Centro di ricerca Nbfc e della Stazione zoologica Anton Dhorn di Napoli, conclude la sua indagine parlando di <un autentico collasso della specie dei ricci marini>.

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