Offerte di lavoro: dove i posti ci sono. Non sprechiamoli... | Non Sprecare
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Offerte di lavoro: dove i posti ci sono. Non sprechiamoli…

Per non sprecare le opportunità di lavoro, che non mancano, è bene capire dove realmente ci sono e come si colgono. Questa è la prima di una serie di puntate del viaggio che faremo per scoprirlo insieme

Voglio parlare di lavoro, e non solo di posti che abbiamo perso in Italia in questi ultimi, terribili mesi (quasi 500mila dal novembre 2012 al novembre 2013). E voglio parlare delle possibilità che ci sono, da non sprecare nel modo più assoluto, per dare occupazione agli italiani, specie ai giovani che soffrono per questo dramma che mette a rischio il loro futuro. Ma per non sprecare le opportunità di lavoro, che non mancano, è bene capire dove realmente ci sono e come si colgono.

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Intanto, fidiamoci: la ripresa (o ripresina) economica, nel 2014, ci sarà. L’ottimismo della volontà varia di qualche decimale a secondo delle fonti, dall’Ocse al Fondo Mondiale, dalla Banca d’Italia al governo Letta, dai palazzi dell’eurocrazia di Bruxelles a quelli del potere sovrano americano e cinese ma in ogni caso tutti, istituti di ricerca compresi, convergono sull’idea che il peggio della Grande Crisi è ormai alle nostre spalle. Ma il vero punto di incertezza, la vera incognita di questa benedetta ripresa economica, ruota attorno a una domanda: sarà accompagnata anche da un rilancio dell’occupazione? O rischia di essere, come dicono gli anglosassoni, jobless, senza cioè effetti virtuosi sul lavoro, e quindi sulla vita reale degli uomini, delle donne, delle famiglie e in definitiva dei Paesi?

Il caso dell’industria automobilistica – Per rispondere a un interrogativo-chiave di questa stagione, possiamo partire da un caso molto concreto e attuale, e cioè la rivoluzione in atto nell’industria automobilistica, Fiat compresa, da sempre presidio di lavoro su larga scala. Barack Obama ha salvato un intero settore industriale, scommettendo in modo coraggioso e con enormi iniezioni di fondi pubblici, anche perché l’industria dell’auto, nonostante la crisi dei consumi che l’ha travolta con la relativa chiusura di interi stabilimenti, resta fondamentale per l’occupazione in America. Negli Stati Uniti si parla da tempo di un “miracolo Detroit”, ma anche in Italia la scommessa della Fiat non è solo un bagno di sangue in termini di posti e di fabbriche a rischio. Purché funzioni la riconversione, dei prodotti da lanciare sul mercato e dei lavoratori da tenere stretti per il loro valore. A Grugliasco, per esempio, la Fiat ha acquistato nel 2012 le Officine Maserati, una fabbrica fallita con 900 operai in cassa integrazione, ed a fine 2013 grazie alle Maserati vendute in America e in Cina e realizzate in Piemonte al ritmo di 140 al giorno, tutti i dipendenti sono stati riassorbiti ed a loro si sono aggiunti altri 1.100 operai provenienti in gran parte dallo stabilimento di Mirafiori in declino.

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Siderurgia e settore manifatturiero – Anche la siderurgia, come l’auto, è al centro di un pesante ridimensionamento in tutta Europa (e specie in Italia con la drammatica situazione di Taranto), dove la produzione di acciaio è crollata del 20 per cento dal 2007. Per non parlare dell’industria della raffinazione, dove sempre nei paesi dell’Unione sono a rischio 600mila posti di lavoro, Italia compresa. Eppure, nel pieno della bufera della Grande Crisi, si è finalmente capito che il mondo del capitalismo occidentale non può vivere solo di finanza (sregolata e spesso predona), ma ha bisogno proprio di fabbriche, di manifattura, di produzioni nelle quali l’Italia è spesso all’avanguardia. E queste fabbriche, con prodotti che sfidano i mercati di tutto il mondo, significano posti di lavoro, e nuovi lavori. Il direttore generale di Assolombarda, Michele Verna, ha appena fornito uno spaccato molto significativo sul cambiamento del mercato del lavoro e sulle opportunità che si stanno aprendo sul versante manifatturiero. La metà delle richieste di assunzioni delle imprese lombarde, tra i mesi di luglio e di dicembre del 2013, si sono concentrate su due tipologie di lavoratori: gli operai specializzati e gli addetti al commercio. Figure professionali che servono, e spesso mancano, anche nel Lazio, in Campania, in Emilia. In tutta Italia. Qui è fondamentale, per incrociare domanda e offerta di lavoro, avere le competenze giuste.

Mi fermo qui, per il momento. Questo è solo l’inizio di un viaggio a puntate, in cui capiremo insieme dove in Italia il lavoro c’è. E come Non Sprecare questa opportunità.

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