Una volta costruita una base utenti ampia e fidelizzata, Revolut ha introdotto:
- Vaults: conti virtuali separati per risparmiare denaro automaticamente.
- Investimenti in azioni e ETF direttamente dall’app, anche in modalità frazionata (per piccoli importi).
- Criptovalute: acquisto e vendita direttamente dall’app.
L’idea è stata questa: se gli utenti già usano Revolut per gestire le spese quotidiane e il cambio valuta, è più semplice farli usare anche per risparmio e investimenti, tutto nello stesso ecosistema digitale.
Ma qui, secondo l’Antitrust, sono iniziati gli inganni.
In particolare Revolut ha promosso prodotti di investimento come “senza commissioni” o “facili da usare”.
- In realtà, alcune informazioni chiave non erano chiare:
- Costi aggiuntivi nascosti o difficili da individuare.
- Differenze tra azioni intere e azioni frazionate (diritti limitati, trasferibilità ridotta).
In pratica, grazie a una pubblicità ingannevole, Revolut fa credere che gli investimenti siano senza costi e senza rischi, due cose assolutamente non vere.
Inoltre la gestione dei conti di pagamento è molto opaca, con limitazioni o blocchi dei conti senza alcun chiaro preavviso. In pratica i clienti di Revolut possono trovarsi nella condizione di non poter accedere ai loro fondi, senza un motivo valido, ma solo in base a una decisione unilaterale della società che blocca le disponibilità dei clienti.
- Infine, Revolut non chiariva bene come ottenere un IBAN con prefisso italiano (IT) rispetto a quello lituano (LT), creando così confusione per i clienti italiani, che possono pensare di avere un conto completamente italiano quando in realtà ci sono differenze operative con quello lituano.
Foto di copertina tratta da www.recharge.com
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