L’Italia spedisce all’estero oltre 80mila tonnellate di rifiuti di plastica all’anno

Più della metà finisce in Turchia. Il resto anche in Arabia Saudita e negli Stati Uniti

rifiuti plastica metallo inquinamento mari
Tra i tanti prodotti che esportiamo, purtroppo ci sono anche i rifiuti di plastica: oltre 80mila tonnellate all’anno. Più della metà finiscono in Turchia, ma ci sono, tra i paesi destinatari, anche Gli Stati Uniti e i Paesi Arabi. In pratica è come se in Turchia arrivassero 347 camion al mese con la nostra spazzatura a base di plastica. Peggio di noi in Europa fanno soltanto il Regno Unito, la Germania e il Belgio.
Ma perché la Turchia è il nostro capolinea preferito all’estero per i rifiuti di plastica? Il motivo principale è che la Turchia ha costruito una grande industria che importa plastica di scarto dall’Europa per alimentare il proprio settore del riciclo e della produzione di plastica. Ma dietro c’è una combinazione di fattori economici e normativi.
  1. La Turchia una forte domanda industriale di plastica riciclata.
    Le aziende turche utilizzano rifiuti plastici importati come materia prima secondaria. L’Agenzia europea dell’ambiente individua proprio nei pull factors dei Paesi importatori — cioè industrie che hanno bisogno di materiale plastico — uno dei principali motivi del commercio internazionale dei rifiuti.
  2. Per un’azienda europea può essere economicamente conveniente esportare.
    Trasportare rifiuti in Turchia può costare meno che selezionarli e trattarli in Europa, soprattutto quando il materiale è di qualità mediocre o molto eterogeneo. L’EEA segnala infatti che gli incentivi economici e il divario tra la quantità di plastica prodotta e la capacità europea di selezione/riciclo sono fattori fondamentali.
  3. La Turchia è geograficamente vicina all’Europa.
    Per l’Italia, ad esempio, è molto più semplice ed economico spedire materiale via nave verso la Turchia rispetto a destinazioni asiatiche molto più lontane.
  4. Per anni le regole hanno permesso un flusso relativamente ampio.
    La Turchia è un Paese OCSE, quindi non rientra nel divieto che l’UE sta introducendo per i Paesi non-OCSE. Dal 21 maggio 2026, tuttavia, anche le spedizioni di plastica verso Paesi come la Turchia sono sottoposte alla procedura di notifica e consenso preventivi; dal 2027 sono previsti ulteriori requisiti di audit degli impianti destinatari.
Accanto alle esportazioni di rifiuti di plastica legali, ci sono poi quelle fuorilegge, un vero traffico illecito di rifiuti, come quello lungo la  la rotta Italia–Malaysia ne è stato un caso documentato.  Un’indagine di Greenpeace Italia, ricostruita anche dall’Istituto Affari Internazionali, rilevò che nei primi nove mesi del 2019 dell’anno l’Italia aveva spedito in Malaysia circa 7.000 tonnellate di rifiuti plastici; analizzando le spedizioni dirette, circa 1.300 delle 2.880 tonnellate esaminate (il 46%) risultavano destinate a impianti che non avevano l’autorizzazione necessaria per importare e trattare rifiuti plastici stranieri. E non si trattava soltanto di un problema amministrativo. Nel 2021 l’OLAF, l’ufficio antifrode dell’UE, comunicò di aver aiutato le autorità italiane a bloccare due spedizioni di plastica verso la Malaysia falsamente dichiarate come materia prima. In un caso furono sequestrate 71 tonnellate al porto di Genova; in un altro furono intercettate circa 350 tonnellate in 12 container partite da Napoli.

Leggi anche:

Vuoi conoscere una selezione delle nostre notizie?