Tutto inizia con l’ostinazione di Leonilda Tomasinelli, genovese, classe 1919, che nel 2015 decide di aprire, con il nipote Fabrizio, un ristorante nella sua abitazione (in via Righetti ad Albaro) chiamato “Nonna Leo”, tutto impostato con un menù di antiche ricette liguri: seppie con i piselli, stoccafisso accomodato, panissa, polpettone, torte di verdura, ravioli al tocco, il minestrone di una volta, coniglio alla genovese, focaccia al formaggio, farinata, torta Sacripantina e castagnaccio. L’idea nacque dal desiderio di conservare e trasmettere le antiche ricette liguri custodite in un vecchio quaderno di famiglia, tramandato da madre e nonna. Secondo Leonilda, «non si mangia più come una volta», e aprire la sua casa agli ospiti era un modo per far vivere ancora quella tradizione.
La formula funziona bene, perché riscopre, con ingredienti genuini e naturali, una tradizione culinaria di grande livello, piuttosto sprecata proprio perché manca chi ne coltiva la memoria.
Il progetto di Leonilda non è andato disperso, e anzi è stato aggiornato dai suoi familiari, che hanno unito alla tradizione anche la modernità della cucina vegan. E infatti il locale (adesso in Via Malta a Genova) si chiama Nonna Leo traditional e Vegan, ed è diventato un punto di riferimento nella mappa dei locali innovativi di Genova.
Tra l’altro, la cucina ligure si presta abbastanza bene a reinterpretazioni vegane: molti piatti tradizionali sono già vegetariani o facilmente adattabili, come:
- farinata,
- panissa,
- focaccia,
- torte di verdura,
- minestrone alla genovese,
- alcune preparazioni con legumi e ortaggi
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