Molti frutti di mare, in particolare i bivalvi come cozze, ostriche e vongole, sono filtratori naturali. Questo significa che si nutrono pompando acqua e trattenendo particelle come alghe, batteri e materia organica sospesa. In questo processo:
- Riducono la torbidità (l’acqua diventa più limpida)
- Limitano le fioriture algali eccessive
- Possono contribuire a migliorare l’equilibrio dell’ecosistema acquatico.
Analisi recenti, come questo studio americano del 2025, su larga scala (ad esempio nello studio 2025 sulle popolazioni di Crassostrea virginica) mostrano che questi organismi non solo sono resilienti ai cambiamenti ambientali, ma contribuiscono alla stabilità degli ecosistemi costieri.
In parallelo, studi su progetti di ripristino evidenziano che le barriere di ostriche:
- migliorano la qualità dell’acqua tramite filtrazione
- riducono l’erosione costiera e proteggono le coste
- aumentano la biodiversità marina
Diversi lavori legati a istituti come
- l’allevamento di molluschi filtratori può essere a basso impatto ambientale
- in alcuni casi contribuisce addirittura a ridurre nutrienti e particolato in acqua
- è considerato una pratica chiave per una “blue economy” sostenibile.
- Per 50 grammi di proteine derivanti da frutti di mare allevati, si generano soltanto 0.4 chili di anidride carbonica, una valore simile a quello della coltivazione dei legumi.
- A parità di quota proteica, il manzo produce 17,7 chili di anidride carbonica, il formaggio 5,4 chili, il pollame 2,9 e le uova 2,1.
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