In Francia il primo processo penale per obsolescenza programmata

Sotto accusa Epson, l'azienda leader nel settore degli stampanti. Progetta stampanti che segnalano un falso esaurimento delle cartucce

Uova di Pasqua146
Il 2 luglio 2026 davanti al Tribunale penale di Nanterre (Tribunal correctionnel de Nanterre), nell’area metropolitana di Parigi, è iniziato un processo storico: il primo al mondo nel quale una grande azienda di prodotti elettrici ed elettronici deve rispondere, sul piano penale, di obsolescenza programmata.
La Procura di Nanterre ha deciso di rinviare Epson a giudizio dopo oltre otto anni di indagini condotte dall’autorità francese per la tutela dei consumatori (DGCCRF). Epson, multinazionale giapponese specializzata in tecnologie di stampa, imaging, proiezione, robotica e componenti di precisione. è finita davanti alla giustizia francese perché è accusata di aver adottato pratiche che avrebbero ridotto artificialmente la vita utile di alcune stampanti e dei loro consumabili.
In particolare la multinazionale è accusata di avere progettato le sue stampanti con un significato sistema che costringe i consumatori a sprecare i loro soldi. Gli apparecchi segnalano l’esaurimento delle cartucce quando in realtà contengono ancora tra il 20 e il 40 per cento di inchiostro: a questo punto al consumatore non resta che acquistare una nuova cartuccia, anche quando non sarebbe necessario.

Secondo l’associazione francese HOP (Halte à l’Obsolescence Programmée), le stampanti Epson interrompono la loro funzionalità quando le cartucce sono ben lontane dall’esaurimento grazie al “tamponcino di recupero dell’inchiostro” (waste ink pad). Le stampanti monitorano un componente che raccoglie l’inchiostro di scarto. Quando il software stima che questo tampone abbia raggiunto il limite di capacità, la stampante si blocca.

Epson, dal canto suo, respinge le accuse e sostiene che i limiti sulle cartucce servono a garantire la qualità di stampa e a evitare danni alle testine, che nelle stampanti a getto d’inchiostro possono deteriorarsi se funzionano senza sufficiente inchiostro; il monitoraggio del tampone di recupero è una misura di sicurezza per evitare fuoriuscite di inchiostro; il tampone è un normale componente soggetto a usura presente nelle stampanti inkjet e può essere sostituito. Inoltre, Epson afferma di offrirne la sostituzione tramite i propri centri di assistenza, anche oltre la garanzia in determinate circostanze.

La prima udienza del 2 luglio 2026 non si è conclusa con decisioni di merito né con provvedimenti rilevanti resi pubblici. Si è trattato sostanzialmente dell’avvio del dibattimento davanti al Tribunale penale di Nanterre, con la costituzione delle parti e l’organizzazione del calendario processuale.

Se Epson venisse condannata per il reato di obsolescenza programmata previsto dal diritto francese, potrebbe andare incontro a conseguenze sia penali sia economiche.

Le principali sanzioni previste dalla legge sono:

  • Un’ammenda fino a 300.000 euro, che può essere aumentata fino al 5% del fatturato medio annuo dell’azienda, calcolato sui tre esercizi precedenti ai fatti, se tale importo è più proporzionato al vantaggio economico ottenuto.
  • Fino a due anni di reclusione. Per una società la pena detentiva non è ovviamente applicabile, ma potrebbe riguardare le persone fisiche eventualmente riconosciute responsabili (ad esempio dirigenti), se il tribunale accertasse la loro responsabilità penale personale.

Oltre a queste pene, in un procedimento del genere possono esserci anche altre conseguenze, a seconda della decisione del Tribunale, come:

  • il risarcimento dei danni alle parti civili che si sono costituite nel processo;
  • l’eventuale pubblicazione della sentenza;
  • un forte impatto reputazionale, soprattutto perché si tratterebbe della prima condanna al mondo per questo specifico reato, se il tribunale arrivasse a tale conclusione.

Ricordiamo che la Francia è il primo Paese al mondo ad aver introdotto un reato specifico di obsolescenza programmata.

La norma è stata introdotta con la Legge n. 2015-992 del 17 agosto 2015, nota come Loi relative à la transition énergétique pour la croissance verte (Legge sulla transizione energetica per la crescita verde). Successivamente le disposizioni sono confluite nel Code de la consommation.

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