Chi ha inventato la sedie di plastica monoblocco

Il primo prototipo è di Henry Massonnet nel 1972, ma il precursore fu un designer camadese già negli anni Quaranta. Più di un miliardo di pezzi venduti

Uova di Pasqua2
La sedia più venduta al mondo, quella monoblocco, in plastica, di solito bianca, secondo statistiche attendibili da superato la soglia di 1 miliardo di pezzi venduti. Chissà però quanti di questi consumatori globali conoscono le origini e la storia di questo pezzo che ha modificato, nel bene e nel male, i nostri stili di vita.
L’inventore ufficiale della sedie in plastica monoblocco viene considerato Henry Massonnet, che nel 1972, realizzò il prototipo Fauteuil 300 (noto anche come FOA 300) stampato in polipropilene a iniezione, riducendo i tempi di produzione a meno di due minuti. Ma molto prima di lui vi erano stati importanti progressi a favore della sedia in plastica. Già negli anni Venti iniziano a comparire mobili realizzati con le prime plastiche industriali, come la bachelite. Erano però prodotti relativamente costosi e spesso destinati a un pubblico più ricercato. E nel 1946 fu il designer canadese Douglas Colborne Simpson che per primo disegnò  una sedia stampata in un unico pezzo di plastica, ma la tecnologia dell’epoca non era ancora pronta per la produzione di massa Poi nel 1949 il designer americano Eero Saarinen e l’azienda  Knoll sviluppano la famosa Tulip Chair, inizialmente pensata con una struttura in plastica rinforzata e una base separata, e anche in questo caso agli inizi la sedie di plastica era un prodotto di nicchia.
Dopo la svolta nel 1972, è iniziata la diffusione globale della sedia di plastica monoblocco. Seduta, schienale e gambe vengono stampati insieme in un unico pezzo :il modello diventa rapidamente onnipresente in bar, giardini, ristoranti e case di tutto il mondo, e aziende come Allibert e Grosfillex perfezionano il processo industriale, rendendo la sedia un oggetto onnipresente ed economico in tutto il mondo. Poiché non fu mai depositato un brevetto universale, il design è stato replicato liberamente da centinaia di produttori.

La sedia di plastica monoblocco ha avuto un successo enorme soprattutto perché combina costo basso, semplicità e praticità.  Tutto si semplifica con un modello di sedia unico, adattabile alle situazioni più diverse.

I principali vantaggi sono:

  •  Economica: lo stampaggio in serie permette di produrla a costi molto bassi.
  • Produzione semplice: seduta, schienale e gambe vengono realizzati in un unico pezzo, riducendo assemblaggio e componenti.
  •  Leggera: è facile da spostare, trasportare e riporre.
  •  Impilabile: molti modelli possono essere impilati uno sopra l’altro, occupando poco spazio.
  •  Resistente all’acqua: non teme pioggia e umidità come molti mobili in legno.
  •  Facile da pulire: la superficie liscia può essere lavata rapidamente.
  •  Adatta all’esterno: le versioni realizzate con plastiche e additivi adeguati possono essere utilizzate in giardini, terrazze, bar e ristoranti.
  • Resistente agli urti: il materiale plastico può flettersi leggermente senza rompersi immediatamente.
  •  Versatile: può essere prodotta in moltissimi colori e forme.
  • Potenzialmente riciclabile: una monoblocco in un solo materiale è, almeno in linea di principio, più semplice da riciclare rispetto a una sedia composta da molti materiali diversi.
Se in termini economici e di stili di vita, la sedia in plastica monoblocco è stata un grande successo, dal punto di vista ambientale, e in chiave di sostenibilità, ha rappresentato uno degli oggetti più critici e discussi.
Le principali controindicazioni delle sedie in plastica monoblocco sono:
  • Impatto ambientale: la produzione richiede materie prime di origine fossile e comporta emissioni di CO₂. Inoltre, milioni di sedie vengono prodotte ogni anno, spesso a prezzi così bassi da favorire la sostituzione anziché la riparazione.
  •  Difficoltà nella gestione a fine vita: una sedia monoblocco può essere teoricamente riciclata, ma nella pratica il riciclo dipende dal tipo di plastica, dalla presenza di additivi e dalla possibilità di raccoglierla e separarla correttamente.
  • Percezione di prodotto “usa e getta”: il prezzo molto basso può incoraggiare una cultura del consumo rapido. Quando una sedia si rompe o scolorisce, spesso costa meno comprarne una nuova che ripararla.
  •  Degrado nel tempo: sole, raggi UV, caldo e freddo possono rendere alcune plastiche più fragili, scolorite o deteriorate. La durata varia molto in base alla qualità del materiale e agli stabilizzanti utilizzati.
  • Ergonomia non sempre ottimale: molti modelli economici privilegiano la facilità di produzione e l’impilabilità rispetto al comfort e al sostegno del corpo.
  • Omologazione estetica: la produzione industriale di massa ha portato alla diffusione planetaria di forme molto simili. La classica sedia bianca da giardino è diventata quasi un simbolo dell’oggetto anonimo e standardizzato. Trasporto e produzione globale: il peso ridotto è un vantaggio, ma la produzione su enormi volumi e le lunghe catene logistiche possono aumentare ulteriormente l’impronta ambientale.

Diverse fonti sul fenomeno della monoblocco parlano di circa un miliardo di sedie in uso nel mondo. Per esempio, il Rijksmuseum riporta la stima di un miliardo di esemplari, così come il documentario Monobloc di Hauke Wendler.

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