Casa Bianca solare, figuraccia di Obama | Non Sprecare
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Casa Bianca solare, figuraccia di Obama

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Valerio Gualerzi

 “In nove mesi si possono fare molte cose, persino un figlio”. Ormai gli ambientalisti americani non sono più neppure arrabbiati, la buttano direttamente sul sarcasmo. Così l’ultimo motivo di ironia sulla fallimentare capacità del presidente Barack Obama di tenere fede alle sue credenziali verdi è la mancata promessa di installare pannelli fotovoltaici e scaldabagno solari sul tetto della Casa Bianca.

Nell’ottobre scorso Obama aveva spedito il segretario di Stato all’Energia Steven Chu ad un simposio della George Washington University ad annunciare che, per ribadire anche simbolicamente l’impegno a favore delle rinnovabili, entro l’estate la sede presidenziale si sarebbe adeguata montando le nuove attrezzature. Il 21 giugno però è ormai alle spalle e della promessa non c’è traccia.

Così, l’animatore della campagna 350.org Bill McKibben, in un’intervista alla Associated Press ripresa dal New York Times, ha dato sfogo a tutta la sua delusione. “Non è una roba che richiede l’intervento del SEAL Team 6 (il corpo speciale che ha ucciso Bin Laden, ndr). Serve solo buona volontà”, ha commentato riferendosi al mancato montaggio dei pannelli solari.

A rendere la beffa ancora più insopportabile, l’esilerante giustificazione data dal Dipartimento dell’energia sul suo blog di aggiornamento del progetto. “I tempi non riusciranno ad essere rispettati per colpa delle procedure burocratiche”, spiega in sintesi il Doa evidentemente senza conoscere il senso del ridicolo.

“Roba – sferza McKibben parlando con il NYT – che questa amministrazione è stata capace di aprire il bacino del fiume Powder alle estrazioni carbonifere con un semplice tratto di penna”.

Certo, in questo momento il presidente ha grane ben più gravi che non pensare all’impianto fotovoltaico della Casa Bianca, ma l’episodio la dice lunga sul tradimento del programma ambientalista di Obama, voltafaccia denunciato ormai anche da settori che non possono certo definirisi “radicali”. Senza contare che, come ricorda il NYT, una delle prime regole per un buon politico è quella di non fare promesse che non si è in grado di mantenere.