Una sfida continua. Furti, danneggiamenti degli impianti, incendi dei campi di grano e degli uliveti: così, senza tregua, le cosche calabresi attaccano i terreni confiscati e dati in gestione a cooperative locali.
L’ultimo caso è del 21 luglio 2026, a Castellace, nel territorio di Oppido Mamertina: sono bruciati tre appezzamenti confiscati alla criminalità organizzata e affidati alla cooperativa Valle del Marro (nata da una collaborazione tra il network di Libera e la diocesi di Oppido Mamertina-Palmi). In uno dei tre, di circa 9 ettari , è andato distrutto il 70% degli ulivi secolari.
Il valore di questi terreni non è soltanto agricolo. Sono beni sottratti alla ’ndrangheta e restituiti alla collettività: la cooperativa li coltiva creando lavoro, producendo biologico e dimostrando concretamente che un terreno un tempo controllato dalla criminalità può diventare un’attività economica legale e sociale. Una parte significativa dei terreni gestiti dalla cooperativa proviene dai patrimoni della cosca Mammoliti, attiva nell’area di Oppido Mamertina e nella Piana di Gioia Tauro. Altri terreni confiscati nella zona provengono da famiglie mafiose diverse, tra cui i Piromalli-Molè e i Bellocco-Pesce.
Quando la cooperativa Valle del Marro iniziò a chiedere e ottenere la gestione sociale dei terreni confiscati, il clan Mammoliti cercò di impedirlo. Nel procedimento giudiziario relativo ai danneggiamenti emerse che l’obiettivo era sostanzialmente mantenere il controllo di fatto sulle terre anche dopo la confisca.
Nel gennaio 2012, per esempio, furono tagliate circa 640 piante di ulivo secolare sui terreni confiscati. Per questi fatti Saverio “Saro” Mammoliti e altre persone furono poi condannati; il procedimento riguardava anche altri reati commessi nel territorio della Piana.
Di fronte all’ultimo attacco del luglio del 2026, la reazione dei dirigenti della cooperativa è stata molto serena quanto ferma. Dice Domenica Fazzari, presidente della cooperativa valle del Marro: “Non ci lasciamo scoraggiare da questi episodi, continueremo a coltivare i terreni avuti in gestione con la stessa determinazione di sempre, perché ogni albero e ogni raccolto rappresentano un segno concreto di lavoro dignitoso e onesto e di riscatto sociale”.
Fonte immagine: Diocesi di Oppido Mamertina Palmi
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