A Paolina Grassi non mancava nulla, e il suo fedele compagno era solo il silenzio rassicurante che fa da sottofondo alle giornate scandite dai ritmi della natura. A Casali Socraggio, in Valle Cannobina a pochi chilometri dalla Svizzera, Paolina, dopo la morte del marito, nel 1993, e soprattutto dopo quella dell’ultima delle sue quattro sorelle, nel 2016, è rimasta l’unica residente stabile del borgo. Praticamente ha vissuto da sola a Casali Socraggio, nella Valle Cannobina, una valle laterale del Lago Maggiore.
La sua quotidianità era semplice e scandita dai ritmi della natura. Si alzava presto, dava da mangiare alle galline, curava l’orto, faceva il fieno, raccoglieva erbe spontanee, preparava la legna per la stufa e si occupava anche della piccola chiesa del paese. La televisione restava quasi sempre spenta: non sentiva il bisogno di riempire il tempo con il rumore.
La sua casa aveva fuori dal portone una mattonella in ceramica con il numero 27, un’indicazione che racconta la storia di un paese che un tempo era ricco di vita e giovialità: “C’erano l’osteria, la rivendita e il fornaio. C’era la scuola elementare. E nella mia classe eravamo addirittura in 36” raccontava Paolina. Innamorata, poi, del silenzio che descriveva così: “Un silenzio bellissimo, soprattutto di notte. È quello il momento in cui puoi ascoltarlo meglio. Mi fa compagnia quando non riesco a dormire. Non senti un motore. Fuori dalla finestra della mia stanza è completamente buio, ma in alto il cielo è pieno di migliaia di stelle”.
Quando Paolina è morta, il 13 giugno 2025, all’età di 98 anni, Casali Socraggio è tornato a essere quello di prima: un borgo completamente disabitato, dove proprietari di seconde case e qualche turista si affacciano per le loro escursioni in montagna. E tutti ricordano Paolina, con la sua testimonianza vissuta di amore per la montagna, per la natura, per la sobrietà e per il silenzio.
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