Simon Paré-Poupart, lo spazzino che racconta il mondo attraverso l’immondizia

Si è laureato in amministrazione internazionale. E mentre faceva il netturbino ha scritto un libro sui rifiuti e sulla loro raccolta

Uova di Pasqua87

I rifiuti come una metafora della vita dell’uomo oggi e delle grandi ingiustizie che spaccano il mondo in due parti: la stanza dove crepa e quella dove si spreca. Parte da qui la straordinaria storia di Simon Paré-Poupart, netturbino a Montréal, in Canada (in Québec per definire uno spazzino si dice spesso vidangeur) che ha trasformato vent’anni passati a raccogliere rifiuti nelle strade in un racconto letterario e in una riflessione sulla società dei consumi e degli sprechi.

La sua storia comincia lontano dall’immagine tradizionale dello spazzino. Da giovane era un ragazzo appassionato di libri e giochi, con interessi intellettuali; a 18 anni, mentre studiava, il patrigno gli propose un lavoro che sembrava quasi una provocazione: andare a raccogliere la spazzatura. Paré-Poupart accettò, inizialmente per guadagnare e pagarsi gli studi. Quel mestiere fisico, duro e poco considerato finì però per diventare una parte fondamentale della sua identità.

Nel corso degli anni continuò a studiare: si formò in sociologia e in amministrazione internazionale, lavorò anche in ambiti più “rispettabili” come il giornalismo e l’intervento sociale, ma tornò al camion della raccolta rifiuti. Non perché non avesse altre possibilità, ma perché vedeva in quel lavoro qualcosa che altri impieghi non gli davano: una certa libertà, un rapporto diretto con la realtà e una comunità di colleghi fuori dagli schemi. Ed è stato proprio un suo professore d’università, il filosofo Alain Deneault, a convincerlo e spronarlo a diventare scrittore.

Il suo libro più noto è Ordures! Journal d’un vidangeur in italiano:Spazzatura! Diario di un netturbino2024,, pubblicato nel 2024,  in francese da Lux Éditeur. Non è soltanto un diario di lavoro: è un memoir in cui racconta colleghi, turni massacranti, episodi assurdi e momenti di umanità incontrati lungo le strade. La spazzatura diventa una lente per osservare la città: ciò che buttiamo via racconta chi siamo.

Una delle idee centrali di Paré-Poupart è che il netturbino sia una specie di testimone nascosto della società. Tutti producono rifiuti, ma quasi nessuno vuole vedere cosa succede dopo aver chiuso il sacchetto. Il suo lavoro lo mette a contatto con gli eccessi del consumo, con le disuguaglianze e con persone spesso ai margini. Per questo nel libro alterna aneddoti ruvidi e ironici a riflessioni sociali influenzate dai suoi studi.

Paré-Poupart racconta anche il mondo dei netturbini come una sorta di comunità particolare: persone con percorsi difficili, ex emarginati o semplicemente lavoratori che non si riconoscono nelle regole del mondo aziendale. Il suo sguardo non è né romantico né pietista: mostra la durezza del mestiere, ma anche l’orgoglio e il senso di appartenenza che può nascere da un lavoro spesso invisibile.

La cosa forse più interessante della sua vicenda è il paradosso: un uomo istruito, capace di scrivere e analizzare la società, sceglie di rimanere vicino ai rifiuti perché lì trova una forma di verità. La sua tesi, in sintesi, è che la spazzatura non mente: mostra concretamente ciò che una società consuma, spreca e cerca di nascondere.

Foto di copertina tratta dalla pagina Facebook di Simon Paré-Poupart

Leggi anche:

Vuoi conoscere una selezione delle nostre notizie?