Antonio ha trentadue anni e lavora come geometra a Sassari. Da alcuni mesi passa davanti ai muretti a secco che dividono i pascoli del Meilogu, osserva con attenzione, fino a quando non legge la notizia dell’apertura di una scuola a Semestene, dedicata proprio all’arte dei muretti a secco, protetta dall’Unesco dal 2018 in quanto “armonizza e crea il paesaggio”. Così Marco la mattina presto arriva a Semestene dove c’è già il maestro che lo aspetta per la lezione davanti a un mucchio di pietre basaltiche. Marco pensa che la giornata inizierà costruendo un muro, e invece il maestro lo avverte: «Oggi non costruiamo niente. Oggi impariamo a scegliere le pietre.». Il gruppo di studenti per alcune ore segue le indicazioni dell’insegnante e studia una per una le pietre, per capirne il verso giusto e il punto nel quale scarica il peso. Un’arte millimetrica, delicatissima, considerata un’attività da “restauratori del paesaggio” più che da semplici muratori. E infatti i primi muretti a secco costruiti da Antonio e dal suo gruppo hanno pietre che traballano e non servono i sassolini per renderla stabile. Lentamente Antonio cambia modo di lavorare: comincia ad ascoltare il rumore delle pietre quando si appoggiano e scopre che alcune fanno un colpo sordo, quindi sono stabili, mentre altre tintinnano leggermente, e quindi c’è ancora da lavorare per sistemarle bene.
Alla fine della terza giornata il muro ha già preso forma, non c’è un filo di cemento, eppure sembra parte della collina da sempre. Quando il corso termina, Antonio torna a casa con le mani piene di piccoli tagli e la schiena stanca. Ma ogni volta che, nei mesi successivi, percorre le strade del Meilogu, non vede più soltanto pietre, riconosce gli incastri, le pietre di testa, quelle di legatura, le curve che seguono il terreno. Qualche tempo dopo, nel terreno del padre, crolla un piccolo tratto di muro. Antonio e il padre per la prima volta non chiamano un’impresa, ma è lui, allievo della Scuola di Semestene, a smontare ciò che resta, selezionare le pietre e rifare il muretto. Ci mette un’intera giornata per ricostruire pochi metri. La Scuola dei muretti a secco di Semestene fa parte del progetto della Scuola Mediterranea dell’arte in Pietra a Secco, nato per tramandare una tecnica tradizionale che rischiava di scomparire, ed è curato da Issla, dalla Scuola italiana pietra a secco e da Itla Italia, la sezione italiana della International Terraced Landscapes Alliance (ITLA), un’associazione internazionale che promuove la tutela, lo studio e la valorizzazione dei paesaggi terrazzati e delle conoscenze tradizionali legate alla loro costruzione e manutenzione.
I muretti a secco sono molto più che semplici recinzioni di pietra. Per secoli hanno modellato il paesaggio rurale del Mediterraneo e continuano a svolgere funzioni fondamentali, sia per l’uomo sia per l’ambiente:
- Proteggono il suolo. Sui terreni in pendenza rallentano il deflusso dell’acqua piovana, riducono l’erosione e aiutano a prevenire frane e smottamenti.
- Favoriscono il drenaggio naturale. Poiché sono costruiti senza cemento o malta, lasciano passare lentamente l’acqua invece di bloccarla. Questo riduce la pressione sul muro e contribuisce a mantenere stabile il terreno.
- Creano habitat per la biodiversità. Le fessure tra le pietre ospitano insetti, rettili, piccoli mammiferi, muschi, licheni e piante spontanee, diventando un rifugio per molte specie.
- Permettono l’agricoltura in zone difficili. Nei territori collinari e montani sostengono i terrazzamenti, rendendo coltivabili pendii che altrimenti sarebbero troppo ripidi.
- Custodiscono un sapere antico. Ogni muro racconta una tecnica affinata nei secoli. Costruirlo richiede esperienza, capacità di leggere la forma delle pietre e conoscenza del terreno, competenze che si trasmettono soprattutto attraverso la pratica.
- Definiscono il paesaggio. In molte regioni italiane, dalla Sardegna alla Liguria, dalla Toscana alla Puglia, i muretti a secco sono un elemento identitario. Senza di loro il paesaggio avrebbe un aspetto completamente diverso.
Fonte immagini: Scuola italiana della pietra a secco – ITLA Italia/Facebook
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