Questo sito contribuisce all'audience di

Assobioplastiche, Federdistribuzione, Coop e Conad ci scrivono: Prezzi regolari per i doppi sacchetti bio. La nostra replica

Non bisogna confondere i sacchetti bio per l'ortofrutta con quelli che servono a contenere l'intera spesa. I supermercati avvertono: Nessun profitto extra da parte nostra. Ma allora perché non schierarsi tutti per la libertà del consumatore di portare sporta o retina da casa?

di Posted on
Condivisioni

PREZZO SACCHETTI SPESA

La nostra inchiesta sui bioshopper, come era prevedibile, ha suscitato un enorme dibattito sul web. E ha provocato anche alcune reazioni, sia da parte di Assobioplastiche, sia da Federdistribuzione, Coop e Conad.

Ecco la lettera scritta da Marco Versari, presidente di Assobioplastiche:

Gentile Direttore, l’articolo “La verità sui bioshopper” contiene informazioni non veritiere o comunque presentate in modo fuorviante che vi chiediamo di rettificare, in quanto rischiano di danneggiare gravemente la reputazione e l’andamento economico e, susseguentemente, gli oltre 4.000 posti di lavoro del comparto da noi rappresentato.

In particolare:

  1. non ci risulta che i sacchetti bio per il confezionamento di alimenti sfusi siano ceduti spesso ad un prezzo di 10 centesimi come invece lascia intendere il titolo dell’articolo. Vi chiediamo, quindi, di rettificare l’informazione chiarendo che detto prezzo è riferito ai soli shopper alla cassa e che il prezzo medio dei sacchetti bio per il confezionamento di alimenti sfusi si aggira tra uno e due centesimi di euro consentendo, peraltro, di risparmiare sull’acquisto dei sacchi per la raccolta differenziata dell’umido;
  2. di indicarci e fornirci le eventuali indagini di mercato o le assunzioni da cui risulti che la spesa media per i sacchetti bio si aggirerebbe sui 90 euro l’anno e, in mancanza di tali indagini, di rettificare immediatamente l’informazione chiarendo altresì che in altri paesi UE il prezzo o la tassa imposta sui sacchetti va ben oltre i 10/15 centesimi di euro.

 

Ed ecco la nostra risposta:

L’articolo è chiaro e distingue tra il bioshopper per l’ortofrutta (pagato da 1 a 3 centesimi) e quello  per l’intera spesa acquistato alla cassa (la media è 0,10 ma si arriva anche a 0,15). Il consumatore non risparmia nulla e, grazie a una legge scritta male e applicata peggio, paga 2 bioshopper e non ha la libertà di portare la sua busta da casa, come avviene in diversi paesi del mondo. La conferma di questo danno è nel fatto che sono crollati gli acquisti di ortofrutta sfusa (con bioshopper) e aumentano quelli con contenitori di plastica (non riciclabile). Quindi la legge penalizza i consumatori e aumenta il fattore di inquinamento che voleva contrastare.

Infine, non abbiamo mai parlato di indagine di mercato. Ma di un accurato lavoro sul campo, in diverse regioni italiane, con relativi scontrini: tutti fotografati. La cifra di 90 euro all’anno è approssimata per difetto, e comprende i doppi bioshopper dei supermercati, e i tanti bioshopper pagati dai consumatori che ormai dilagano anche in settori diversi dall’alimentare. Come le farmacie e i punti vendita di articoli di elettronica. Altro bel risultato di questa sciagurata legge.

 

Questa invece è la lettera inviata da Federdistribuzione, Conad e Coop:

Gentile Direttore,

l’articolo sui sacchetti biodegradabili contiene numerose informazioni confuse e sbagliate, sulla base delle quali vengono sostenute accuse del tutto infondate alla Grande distribuzione. È necessario quindi un chiarimento. I sacchetti biodegradabili e biocompostabili destinati al contatto diretto con gli alimenti, ad esempio per l’ortofrutta, sono fatti pagare al cliente, per obbligo di legge, tra 1 e 2 centesimi. Non quindi 8, 10 o 15 centesimi, come viene detto nell’articolo. Va peraltro aggiunto che questi sacchetti sono acquistati dalle imprese distributive a cifre superiori a quelle richieste ai clienti. Rappresentano quindi una fonte di perdite, non di guadagno come si afferma nel pezzo. Ma c’è di più: il settore della Gdo, condividendo gli obiettivi di tutela dell’ambiente e responsabilizzazione dei cittadini su questi aspetti, ha avanzato la proposta di distribuire gratuitamente questo tipo di sacchetti, sopportan-done il costo, proprio per non gravare ulteriormente il consumatore. I sacchetti biocompostabili che hanno un costo di circa 10 centesimi sono invece quelli acquistabili alle casse per il trasporto della spesa a casa. Sono contenitori molto diversi dai sacchetti per l’ortofrutta, più «robusti» e riutilizzabili, che quindi giustificano un prezzo diverso da quelli per l’ortofrutta. Prezzo che — non va dimenticato — è in relazione anche al formato del sacchetto e può superare i 10 centesimi di euro. Non si può e non si deve fare confusione tra i due tipi di sacchetti per giustificare inesistenti strategie di profitto da parte della Gdo sulle spalle dei clienti. Le imprese distributive in questi anni di crisi hanno garantito tutela del potere d’acquisto delle famiglie attraverso un’offerta di convenienza, qualità e servizio, a scapito dei propri indicatori di redditività. Rivendichiamo con forza questo ruolo e riteniamo quindi inaccettabile ricevere accuse come quelle espresse in questo articolo.

 

Ed ecco la nostra risposta:

Nessuno ha mai pensato di fare accuse (tantomeno infondate) alla Grande distribuzione, che rispettiamo e della quale siamo spesso clienti. L’articolo è chiaro e non confonde i due tipi di bioshopper, anzi chiarisce il diverso costo e le diverse modalità di acquisto, e anche i diversi prezzi, con una singolare forchetta da 8 a 15 centesimi, cioè quasi il doppio. In ogni caso noi chiediamo una sola cosa: che siano eliminati gli assurdi divieti che impediscono ai consumatori l’uso della retina e della vecchia sporta per la spesa portate da casa, a costo zero. Come avviene in tutti i paesi civili. A quel punto ognuno sarà libero di acquistare i bioshopper e le imprese saranno altrettanto libere di fare i prezzi che vogliono. La Grande distribuzione, che tanto tiene al potere d’acquisto delle famiglie, dovrebbe fare sua questa battaglia di libertà, di trasparenza e di utilità economica per i consumatori italiani.