Perché Slavonski Brod è la città più inquinata d’Europa

Tre fattori determinanti: una gigantesca e obsoleta raffineria, la posizione geografica, traffico e riscaldamento.

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Ci sono diverse classifiche che misurano il livello di inquinamento delle città in Europa, e tra queste le più accreditate vengono stilate ogni anno dall’European Environment Agency (EEA) che analizzano nei dettagli la concentrazione media di PM2.5, forse l’indicatore più significativo per misurare l’inquinamento urbano. In comune, queste classifiche hanno un nome: Slavonski Brod, in Croazia, con circa 50mila abitanti, è sempre presente ai primissimi posti tra le città più inquinate d’Europa.

La concatenazione dei fattori che producono questo record è importante da decifrare perché mette insieme scelte politiche e amministrative sbagliate (come la creazione di impianti industriali ormai completamente fuori mercato), condizioni geografiche e ambientali, traffico e riscaldamento. Tutti elementi utili da valutare per evitare gli errori fatti in questa città della Croazia.

Innanzitutto, dall’altra parte del fiume Sava, praticamente di fronte a Slavonski Brod, si trova la raffineria di petrolio di Bosanski Brod. Per anni questa struttura è stata indicata come la principale responsabile degli episodi di inquinamento, perché le emissioni possono attraversare il confine e raggiungere la città croata. Sono stati rilevati problemi legati a:

  • anidride solforosa (SO₂),
  • idrogeno solforato (H₂S, responsabile del caratteristico odore di “uova marce”),
  • ossidi di azoto,
  • benzene,
  • particolato fine PM10 e PM2.5

I cittadini di Slavonski Brod hanno chiesto per anni interventi perché la raffineria, situata a poche centinaia di metri oltre il confine, contribuiva agli episodi di cattiva qualità dell’aria. Si è parlato di ammodernamento degli impianti, di alimentazione con gas naturale e anche di soluzioni alternative, ma finora nulla di definitivo è stato fatto. 

In secondo luogo, Slavonski Brod si trova nella valle della Sava, dove in inverno possono verificarsi inversioni termiche: l’aria fredda resta intrappolata vicino al suolo e impedisce agli inquinanti di disperdersi. Questo può aggravare molto gli episodi di smog.  Slavonski Brod in una zona relativamente pianeggiante e circondata da rilievi bassi. Questa configurazione può favorire:

  • ondate di calore più intense, perché l’aria calda ristagna;
  • minore ventilazione, che peggiora la dispersione degli inquinanti;
  • episodi di inversione termicain inverno, quando l’aria fredda rimane intrappolata al suolo.

Con il riscaldamento globale, le ondate di calore nella regione dei Balcani sono diventate più frequenti e intense. Uno studio del 2019 ha usato modelli chimici sul particolato PM2.5 e ha stimato contributi diversi:

  • la combustione di biomassa (soprattutto riscaldamento domestico a legna o altri combustibili solidi) risultava la principale fonte della componente di carbonio organico delle particelle;
  • l’industria/raffineria contribuiva in modo rilevante ad alcune componenti e soprattutto a gas come SO₂ e H₂S;
  • il traffico contribuiva soprattutto al NO₂ e a una parte del particolato.

Quanto al mancato effetto mitigante del verde anche qui c’è una lezione da apprendere. Slavonski Brod è circondata dal verde, ma il punto critico è un altro: la distribuzione e la qualità del verde dentro la città. Alcuni quartieri hanno pochissimi alberi maturi, mancano i corridoi verdi continui e scarseggiano le zone ombreggiate. 

  • alcuni quartieri hanno pochi alberi maturi;
  • mancano in certi punti corridoi verdi continui;
  • le superfici ombreggiate sono importanti durante le estati più calde.

Una città può avere molta vegetazione intorno (come Slavonski Brod, immersa nella pianura slavona) ma avere comunque un basso indice di verde accessibile a piedi dai residenti. È proprio questo secondo aspetto che conta per mitigare l’isola di calore urbana, migliorare il comfort durante le ondate di caldo, e ridurre l’inquinamento urbano. 

Fonte immagine: Wikipedia

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