Classifica delle birre industriali: le migliori e le peggiori

Dove si trovano tracce di pesticidi. Quali sono le differenze di gusto. La prova organolettica

Bicchieri di birra bionda serviti per una degustazione

Come si riconosce una birra di qualità, tra quelle che hanno un marchio industriale? Ci possono essere importanti differenze di gusto? E come si scovano le tracce di ingredienti indesiderati, come i pesticidi?

Gli indicatori di una birra industriale di qualità

Bicchiere di birra bionda con malto luppolo e cereali

Una buona birra industriale indica chiaramente, in etichetta, gli ingredienti principali: malto d’orzo (o altri cereali), luppolo, lievito e acqua. Non è automaticamente un difetto la presenza di mais o riso (usati in molte lager), ma se compaiono come elementi importanti possono indicare una birra pensata soprattutto per ridurre i costi e ottenere un gusto più leggero. Un’etichetta molto vaga (“birra premium”, “superiore”, “speciale”) senza altre informazioni, invece, non dice molto e sicuramente suscita almeno qualche dubbio.

Poi conta l’aspetto: una volta versata correttamente, la schiuma dovrebbe essere abbastanza stabile e fine (dipende dallo stile); il colore dovrebbe essere coerente con il tipo di birra; non dovrebbe esserci una torbidità anomala, a meno che lo stile la preveda.

Una birra industriale di qualità dovrebbe avere aromi puliti: cereale e pane (malto); erbaceo, floreale o agrumato (luppolo); note leggere di miele, biscotto o frutta a seconda dello stile. Sono invece da considerare come dei difetti l’odore di cartone bagnato (indica un problema di ossidazione), l’odore di zolfo molto marcato (la birra ha avuto problemi di fermentazione o di conservazione) e le note artificiali o metalliche (il prodotto è stato molto “forzato” nel dosaggio dei suoi ingredienti di base).

Ingredienti sgraditi

Analisi di laboratorio su un campione di birra bionda

Leggete bene le etichette (dove dovrebbe esserci tutto), e scartate le birre che hanno anche soltanto tracce di pesticidi, o anche alte dosi di additivi per stabilizzare la schiuma. La birra normalmente non necessita di conservanti chimici perché alcol, pH basso e luppolo ne ostacolano la crescita microbica. Se presenti, sono elementi da considerare come poco desiderabili. E attenzione al marketing. Definizioni come “premium”, “speciale” e “naturale” non significano nulla.

La classifica preparata da Il Salvagente

Il giornale Il Salvagente ha mandato in laboratorio 18 marchi di birre bionde delle marche più popolari in Italia. Qui sono stati misurati il grado alcolico, gli ingredienti aggiuntivi, le tracce di pesticidi e di Pfas ed è stata fatta una prova organolettica.

Al test in laboratorio si è aggiunto un esame di assaggiatori professionisti che hanno preso in esame il gusto di ciascuna marca di birra industriale.

Alla fine questa è la classifica venuta fuori:

  1. Ichnusa
    Voto 9,1
  2. Messina
    Voto 8,1
  3. Poretti 4 Luppoli
    Voto 8,9
  4. Tuborg
    Voto 7,5
  5. Peroni
    Voto 7,3
  6. Menabrea
    Voto 7
  7. Ceres
    Voto 7,1
  8. Moretti
    Voto 6,7
  9. Bud
    Voto 6,5
  10. Peroni Nastro Azzurro
    Voto 6,2
  11. Raffo
    Voto 6,3
  12. Dreher
    Voto 6,2
  13. Forst
    Voto 5,9
  14. Corona
    Voto 5
  15. Finkbrau (Lidl)
    Voto 5,9
  16. Heineken
    Voto 4,9
  17. Beck’s
    Voto 5,5
  18. Best Brau (Eurospin)
    Voto 3,7

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