Gli studi scientifici sul microbiota tendono ad aumentare e riservano sempre nuove sorprese. L’ultima arriva da uno studio pubblicato su Nature Metabolism nel 2025, coordinato da ricercatori dell’University of Copenhagen, intitolato “Protein-responsive gut hormone tachykinin directs food choice and impacts lifespan”. Gli autori principali appartengono al Department of Biology dell’Università di Copenaghen e lo studio comprende una serie di esperimenti su Drosophila e sui topi.
La conclusione dello studio è molto interessante e aggiunge una nuova importanza per il microbiota, finora sconosciuta: è in grado di influenzare in modo molto significativo i nostri gusti alimentari e le nostre voglie di cibo. I microrganismi che vivono nel nostro intestino possono comunicare con il cervello tramite l’asse intestino-cervello, condizionando le preferenze e spingendoci a cercare gli alimenti di cui loro stessi si nutrono.
In pratica, il microbiota può essere influenzato da ciò che mangiamo, ma a sua volta può contribuire a influenzare ciò che ci viene voglia di mangiare. I lipidi presenti nell’intestino possono attivare recettori sulle cellule enteroendocrine, che a loro volta attivano neuroni vagali e trasmettono al cervello un segnale che favorisce la preferenza per i grassi.
A quel punto il cervello può ricevere uno stimolo che assomiglia a dire:“Questo alimento contiene molta energia. È particolarmente gratificante.” E da qui ci induce a decidere che cosa ci piace, a prescindere dal fatto se sia o meno un alimento salutare.
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