Il microbiota può decidere che cosa ci piace

I sorprendenti risultati di uno studio internazionale coordinato dall'Università di Copenaghen.

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Gli studi scientifici sul microbiota tendono ad aumentare e riservano sempre nuove sorprese. L’ultima arriva da uno studio pubblicato su Nature Metabolism nel 2025, coordinato da ricercatori dell’University of Copenhagen, intitolato “Protein-responsive gut hormone tachykinin directs food choice and impacts lifespan”. Gli autori principali appartengono al Department of Biology dell’Università di Copenaghen e lo studio comprende una serie di esperimenti su Drosophila e sui topi.

La conclusione dello studio è molto interessante e aggiunge una nuova importanza per il microbiotafinora sconosciuta: è in grado di influenzare in modo molto significativo i nostri gusti alimentari e le nostre voglie di cibo.  I microrganismi che vivono nel nostro intestino possono comunicare con il cervello tramite l’asse intestino-cervello, condizionando le preferenze e spingendoci a cercare gli alimenti di cui loro stessi si nutrono. 

In pratica, il microbiota può essere influenzato da ciò che mangiamo, ma a sua volta può contribuire a influenzare ciò che ci viene voglia di mangiare. I lipidi presenti nell’intestino possono attivare recettori sulle cellule enteroendocrine, che a loro volta attivano neuroni vagali e trasmettono al cervello un segnale che favorisce la preferenza per i grassi.

A quel punto il cervello può ricevere uno stimolo che assomiglia a dire:“Questo alimento contiene molta energia. È particolarmente gratificante.” E da qui ci induce a decidere che cosa ci piace, a prescindere dal fatto se sia o meno un alimento salutare. 

Una revisione sistematica pubblicata nel 2026,  ha analizzato gli studi disponibili nell’uomo sul rapporto tra microbiota intestinale, qualità del sonno e funzione cognitiva. Gli autori concludono che esiste una relazione complessa e bidirezionale: il microbiota può essere associato alla qualità del sonno, mentre alterazioni del sonno possono a loro volta modificare il microbiota. Infine, c’è anche un filone sperimentale molto interessante: uno studio del 2026 ha osservato che Bifidobacterium animalis subsp. lactis Bbm-19 può migliorare l’insonnia attraverso modificazioni coordinate di microbiota e metabolismo dell’ospite. È però uno studio preclinico, quindi non significa ancora che quel probiotico sia una terapia dimostrata per l’insonnia nell’uomo.

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