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Lo spreco degli aeroporti: tanti sono inutili

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Mentre perdiamo quote sul mercato del turismo internazionale e mentre i più importanti scali italiani (vedi innanzitutto Fiumicino a Roma) costringono i passeggeri a disagi come la puntuale perdita dei bagagli, in Italia non si abbassa la febbre degli aeroporti. Anzi. Così continuiamo a sprecare denaro pubblico, e ad aprire e chiudere aeroporti fantasma.

Una delle regioni che conta più scali è l’Emilia: quelli certificati Enac sono a Parma, Bologna, Rimini e Forlì. Ci sono poi dieci scali minori e l’aeroporto “Città del Tricolore” di Reggio Emilia, che dopo dieci anni di inutilizzo è stato messo sul mercato dal Comune, in attesa di un acquirente privato.

Gli aeroporti abbondano particolarmente in Puglia e in Toscana. Qui, escludendo Prato e Pistoia, ogni provincia ha il suo. Per renderci conto dell’entità degli sprechi prodotti, pensiamo soltanto a un numero: nello scalo di Siena, per l’intero 2011, sono stati registrati soltanto 2mila passeggeri.

Il risultato finale? 113 aeroporti in Italia, dei quali meno di 40 sono gli scali civil che registrano, secondo i dati Enac, più di 10mila passeggeri all’anno. Gli altri sono aeoporti militari o  limitati ai velivoli turistici. In molti casi sono quasi inutilizzati. Nonostante ciò, se ne progettano di nuovi. All’estero fanno esattamente il contrario: poche grandi strutture sovraregionali, ben collegate con il territorio.