Nell’antico Egitto il sandalo con il cinturino tra le dita, diventata poi nel tempo la classica calzatura delle infradito, era molto comune, con significati diversi a seconda della persona e del contesto.
- Faraoni e nobili: possedevano sandali spesso più elaborati, realizzati in cuoio, legno o materiali pregiati, talvolta decorati con colori, oro o immagini simboliche. Il faraone poteva indossarli durante cerimonie e occasioni ufficiali, anche se nelle raffigurazioni spesso appare scalzo come simbolo di purezza o solennità.
- Sacerdoti: usavano sandali, soprattutto durante attività rituali. In alcuni contesti religiosi era importante avere calzature pulite e adatte alle cerimonie; per alcune pratiche sacre potevano anche camminare scalzi.
- Soldati, funzionari e viaggiatori: i sandali erano pratici per proteggere i piedi dal terreno caldo e sabbioso.
- Contadini e lavoratori: molti egizi comuni possedevano sandali semplici in fibre vegetali (come il papiro o le foglie di palma), ma spesso lavoravano a piedi nudi perché i sandali erano comunque un bene da conservare e non sempre necessari.
Nell’antico Egitto i sandali avevano anche un valore simbolico: alcuni sandali reali riportavano immagini di nemici dell’Egitto sotto la suola: camminandoci sopra, il faraone rappresentava il proprio dominio sui suoi avversari. Quindi per gli egizi le infradito erano prima di tutto una calzatura pratica, ma anche un simbolo di status e potere.
La versione moderna delle infradito, invece, nasce nel 1962 in Brasile con la creazione delle Havaianas. Non fu un’invenzione completamente nuova, ma una trasformazione industriale dei tradizionali sandali giapponesi zōri.
Oggi nel mondi si vendono circa 8 milioni di paia di infradito al giorno; circa 90 paia al secondo.
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