ll procedimento, a metà strada tra arte, artigianato e riciclo creativo, prevede innanzitutto il recupero delle pale di fico d’India che vengono scartate dai coltivatori. Vengono lasciate essiccare fino a perdere l’acqua contenuta nei tessuti, e rimane una struttura fibrosa, soprattutto nella parte più robusta e legnosa. La fibra viene ripulita dai residui e vengono selezionate le parti adatte alla lavorazione: a questo punto, il materiale viene tagliato nelle forme desiderate e colorato e la fibra viene applicata o montata su una struttura, spesso in acciaio, dando origine a orecchini, anelli, bracciali, collane e anche gemelli.
Graziana ha sempre messo il territorio, con le sue caratteristiche, al centro del suo lavoro. Prima lo faceva utilizzando, per esempio, la polvere lavica dell’Etna nei quadri e le tessiture delle pale di fico d’India nei lavori grafici. Con Siku fa un passo ulteriore: non rappresenta più il paesaggio siciliano, ma ne prende fisicamente una parte e la trasforma in oggetto da indossare.
E il nome Siku richiama proprio la Sicilia e il nome botanico del fico d’India, Opuntia ficus-indica.
Nel 2024, quando la Collezione Siku – Graziana Giunta è stata inserita nella IX edizione di Ridefinire il Gioiello, ed è entrata così nel Museo del Bijou di Casalmaggiore.
Graziana Giunta ha anche una pagina Facebook che aggiorna con i suoi lavori e con i suoi progetti.
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