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Così da una cava nasce un parco naturale

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Da cave a parchi naturali. Ebbene sì: anche le cave possono essere recuperate e trasformate in percorsi turistici e didattici, osservatori per il birdwatching, parchi fotovoltaici e addirittura musei.

Di cave ne abbiamo tantissime in Italia: se ne ricavano argille per mattoni, calcari per cementi, sabbie e ghiaie per edilizia e costruzioni. Senza dubbio, tra le attività a maggior impatto ambientale, una volta terminato il loro ciclo economico, possono essere però recuperate e reinserite nel paesaggio.

Nel nostro Paese sono tanti i casi di ex cantieri dismessi che ora hanno riacquistato valore e contribuiscono alla conservazione della biodiversità locale: ad esempio quella che oggi si chiama “Oasi di Baggero” nel comune di Merone in provincia di Como, ricca di percorsi naturalistici, abitata da anatre e cigni reali e dotata di piazzole e punti di accoglienza per osservazione e birdwatching, una volta era invece una miniera per l’estrazione della marna. L’ex cava di argilla “Lustrelle” nel comune di Cutrofiano, in provincia di Lecce, oggi ospita invece il parco dei fossili e il museo Malacologico delle argille. Attraverso tutta una serie di percorsi didattici, i visitatori possono infatti osservare gli strati geologici di origine marina ricchi di fossili e raggiungere la seicentesca casa contadina vicina alla cava dove è stato fondato il museo che ospita la collezione di fossili di molluschi, anche rari, recuperati nella zona durante l’estrazione del materiale argilloso.

Un altro esempio interessante di recupero, anche se di natura diversa, è poi quello dell’ex sito estrattivo nel comune di Guiglia, in provincia di Modena diventato la sede di un impianto fotovoltaico da oltre 6 Mw che contribuisce a soddisfare il fabbisogno energetico di circa 2.000 famiglie evitando l’immissione in atmosfera di circa 5.000 tonnellate di anidride carbonica l’anno.

La cava “Gavota Noisa”, che interessa i comuni di Robilante e Roccavione in provincia di Cuneo, ha subito invece un processo di recupero ambientale portato avanti con l’obiettivo di incrementare la biodiversità del sito mediante la creazione di due specchi d’acqua e il rimboschimento con piante tipiche dell’ambiente montano.

Infine, work in progress per la cava di marna e calcare Ponte Oliveti che interessa i comuni di Lasino e Calavino, in provincia di Trento, per minimizzare gli impatti visivi e attuare il graduale recupero in modo da armonizzarne la morfologia con il paesaggio circostante.