La Spagna, uno dei paesi europei più investiti dalla crisi climatiche e dal boom delle alte temperature, si sta attrezzando per affrontare il fenomeno in modo sistemico. La soluzione più efficace è quella dei rifugi climatici, ovvero spazi pubblici pensati per proteggere la popolazione durante le ondate di calore estremo. L’idea è semplice: offrire luoghi freschi, accessibili e gratuiti dove chiunque possa ripararsi quando le temperature diventano pericolose.
In pratica, i rifugi climatici non sono edifici costruiti da zero, ma una rete di strutture già esistenti adattate allo scopo, come:
- biblioteche,
- centri civici,
- scuole,
- musei,
- palestre,
- mercati coperti,
- centri commerciali,
- parchi ombreggiati.
Questi luoghi vengono identificati ufficialmente, climatizzati o migliorati con:
- aria condizionata,
- acqua gratuita,
- aree d’ombra,
- sedute,
- orari estesi nei giorni più caldi,
- segnaletica e mappe pubbliche.
Nel 2025 la Spagna ha registrato l’estate più calda mai misurata a livello nazionale, con temperature oltre i 45 °C durante alcune ondate di calore e nel paese si è creata una rete di rifugi climatici, con un format adottato anche da altre nazioni europee. La città spagnola dove i rifugi climatici si sono più sviluppati è Barcellona. Dal 2020 ha creato una rete capillare di rifugi climatici: si è passati da circa 70 spazi a oltre 400-450 punti distribuiti in città. L’obiettivo urbanistico è che quasi tutti i residenti possano raggiungerne uno a piedi in pochi minuti. In Italia, la città più avanzata in materia di rifugi climatici è Bologna, con 20 punti attrezzati in tutta l’area urbana della città.
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