Anche l’acqua del rubinetto entra nella categoria delle cose che si pagano quando si va al ristorante (e tra poco anche al bar). Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, partendo da un caso molto concreto avvenuto nel locale a cinque stelle Sassongher, a Corvara, in Alto Adige.
Una donna, che per una settimana di vacanza aveva pagato circa 6 mila euro, la sera non gradiva bere acqua minerale (che costavano 7 euro a bottiglietta), e chiedeva al ristorante di avere acqua potabile del rubinetto (tra l’altro ottima, in quella regione).
Al momento di pagare il conto, la donna si è vista addebitare anche l’acqua potabile, che immaginava gratuita come da prassi, e ha deciso di ricorrere prima al giudice di pace a Roma, poi al tribunale civile e infine alla Corte di Cassazione. ma ha sempre avuto torto. Nell’ultima sentenza, quella cassazione, che risale al mese di aprile 2026, i giudici hanno sottolineato che <non esistono norme che obbligano i ristoranti a servire gratuitamente l’acqua potabile del rubinetto>. E per quanto riguarda il costo complessivo del soggiorno e dei pasti, il soggiorno previsto dal pacchetto del Sassongher, per i giudici è stato rispettato nella generale «finalità turistica».
In questo modo la magistratura giudicante ha fissato un pericoloso principio: la gratuità non esiste, neanche quando si chiede un bicchiere d’acqua in un ristorante di lusso.
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