- Una balena grigia deve fare migliaia di chilometri verso le aree riproduttive senza nutrirsi molto: se parte con riserve energetiche insufficienti, può arrivare debilitata, non riuscire a riprodursi o morire. Inoltre, le balene indebolite possono spingersi in zone insolite in cerca di cibo, aumentando il rischio di collisioni con navi o altri impatti.
Le balene grigie sono grandi cetacei ( possono raggiungere anche 12-15 metri di lunghezza e un peso tra le 30 e le 40 tonnellate) appartenenti alla specie Eschrichtius robustus, parenti delle balene franche e delle balenottere, ma hanno caratteristiche molto particolari che le distinguono dagli altri grandi cetacei. Si chiamano “balene grigie” perché il loro corpo è di colore grigio ardesia, spesso con macchie bianche e cicatrici. Quelle macchie non sono vere e proprie variazioni di colore: sono soprattutto dovute a parassiti, ferite e cicatrici accumulate nel corso della vita. Una balena anziana può apparire quasi marmorizzata. A differenza di molte grandi balene che filtrano il plancton, le balene grigie sono specializzate nel cercare cibo sul fondale marino, e aspirano fango e sedimenti e trattengono piccoli organismi (soprattutto crostacei chiamati anfipodi) usando i fanoni, sottili strutture di cheratina simili a pettini. Per nutrirsi, compiono una delle migrazioni più lunghe tra i mammiferi: possono percorrere circa 15.000–20.000 km all’anno tra le zone di alimentazione nell’Artico e le lagune dove si riproducono in Messico.
Le balene grigie si nutrono rovistando nei fondali marini. Quando aspirano il fango per catturare piccoli crostacei, rimescolano i sedimenti e riportano in circolo sostanze nutritive. Questo processo può favorire la produttività del fondale e influenzare la vita di molti altri organismi. Anche se da adulte hanno pochi predatori naturali, le balene grigie sono una componente importante dell’ecosistema. I loro corpi, dopo la morte, possono diventare una fonte di nutrimento per molti animali marini: le carcasse di grandi cetacei che arrivano sul fondale (“whale falls”) sostengono comunità di organismi per anni.
Le balene grigie sono considerate una sorta di “sentinella” dell’ambiente marino. La loro condizione fisica riflette ciò che accade nelle aree dove vivono e si alimentano: se molte balene sono magre o muoiono, può essere un segnale di cambiamenti profondi nella catena alimentare, come quelli osservati nell’Artico. Per questi motivi alcune associazioni ambientaliste americane hanno rivolto una petizione al governo degli Stati Uniti, chiedendo il reinserimento della balena grigia nella lista delle specie protette, da dove sono state rimosse nel 1994. In passato queste balene erano state cacciate fino all’estinzione, ma a partire dagli anni Settanta la loro popolazione era tornata a crescere fino a un picco di 27mila esemplari censiti nel 2016, grazie proprio alle misure di conservazione che oggi si chiede di introdurre nuovamente.
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