Corepla favorisce la gestione illecita dei rifiuti

La pesantissima accusa della Direzione Antimafia, confermata dal Tribunale di Milano che ha disposto l'amministrazione giudiziaria del consorzio per ben un anno.

plastica
Un’inchiesta molto importante, avviata a Milano, sta scoperchiando una serie di illeciti e di sprechi nel settore del riciclo e del riuso della plastica. Al centro dell’indagine c’è Synextra, la società di Corsico, in provincia di Milano, guidata da Luca Galimberti (amministratore delegato), Fabio Mosca (direttore generale) e Sebastiano Chizzali (direttore generale), e  che gestisce rifiuti plastici per conto di alcuni consorzi nazionali per il riciclo, innanzitutto di Corepla, il consorzio per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica. Secondo gli investigatori, avrebbe gestito illecitamente almeno 240.000 tonnellate di rifiuti tra il 2023 e il 2025, con un profitto stimato di oltre 58 milioni di euro. Tra le contestazioni ci sono miscelazione di materiali, manipolazione delle analisi (per nascondere la vera natura dei materiali),  sovrastoccaggi, e irregolarità nella documentazione, a partire dalla falsificazione dei registri per simulare un’attività di riciclo mai avvenuta.
Tutto parte con un’indagine della  DDA (Direzione Distrettuale Antimafia) di Milano, con in prima fila il pubblico ministero Paolo Storari, che ha raccolto le prove (intercettazioni, analisi chimiche, registri falsificati) sul traffico illecito di rifiuti della consorziata Synextra. Una volta riscontrate le falle nei controlli di Corepla, la DDA ha avanzato la proposta di commissariamento al Tribunale di Milano che ha imposto a Corepla l’amministrazione giudiziaria per un anno. Il Tribunale ha applicato per la prima volta la misura preventiva del Codice antimafia (introdotta dal Decreto Terra dei Fuochi) per i delitti contro l’ambiente a un grande consorzio nazionale. A Corepla viene contestata la mancata verifica operativa dell’attività di Synestra. Dalle intercettazioni degli inquirenti emergerebbero conversazioni interne in cui si evidenzia che nell’impianto “facevano quello che volevano”, senza che il consorzio intervenisse tempestivamente per bloccare le anomalie.
A questo punto l’indagine diventa bollente perché Corepla, che in teoria dovrebbe essere un presidio di buona gestione per il riciclo dei rifiuti di plastica, un grande centro di potere, rischia di essere travolto dai risultati dell’inchiesta. Tra l’altro il consorzio, che gestisce un servizio essenziale per il sistema Paese, oltre a essere finanziato dalle imprese che producono imballaggi in plastica, è anche un crocevia di soldi pubblici e una cassaforte con ricavi molto solidi.
Secondo l’ultimo bilancio presentato, al 31 dicembre 2025, Corepla ha raggiunto un volume d’affari pari a 945 milioni di euro all’anno, a fronte dei quali ci sono costi che non brillano per trasparenza. Se per il personale, infatti, c’è una spesa di 7,3 milioni all’anno, nelle pieghe del bilancio sorprendono i 3 milioni di euro (il 38 per cento del costo dei dipendenti) per la comunicazione.
Al vertice del sistema Corepla c’è innanzitutto il presidente Giorgio Quagliuolo, che all’attività di imprenditore del settore ha abbinato quella di professionista della rappresentanza nell’universo della plastica, dalla produzione al riciclo. Prima di assumere la carica di Presidente di Corepla, Quagliuolo ha ricoperto lo stesso incarico per il Conai (un altro, potente consorzio), dove fa parte del consiglio di amministrazione ininterrottamente dal 2008, da quasi vent’anni. Nel frattempo è stato presidente, per quasi 10 anni, di Unionplast (l’associazione delle imprese che trasformano la plastica) e della Federazione Gomma Plastica. Nella governance di Corepla il presidente Quagliuolo è affiancato dal direttore generale, Giovanni Bellomi, che ha la responsabilità della gestione operativa del consorzio. Compresa i rapporti con Synextra, al centro dell’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia.

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