Textile Hub: il maxi-impianto industriale a Prato per riciclare i rifiuti tessili

Un progetto che riduce sprechi e inquinamento. E può trattare fino a 33mila tonnellate di rifiuti tessili all'anno.

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Nuova vita, riciclo e riutilizzo per i vestiti e gli accessori usati che rappresentano uno dei punti più critici dei rifiuti inquinanti nel mondo: il progetto è diventato realtà grazie alla realizzazione di un vero e proprio hub anti-spreco in Toscana. ll Textile Hub di Prato è un impianto industriale pensato per trasformare gli scarti tessili(abiti usati e residui di lavorazione) in materiali recuperabili, con l’obiettivo di rendere più circolare il distretto tessile pratese, dove sono attive oltre 7mila aziende del settore, che producono 50mila tonnellate annue di rifiuti speciali, dei quali quasi 40mila sono specificamente tessili. 

L’impianto è gestito da Plures S.p.A., la multiutility controllata da una serie di comuni toscani (tra i quali Prato, Firenze e Pistoia), si trova nell’area di via di Baciacavallo a Prato. La capacità produttiva è pari a 33mila tonnellate di rifiuti tessili all’anno, che sono di due tipi: post-consumo (vestiti e tessuti raccolti dopo l’uso); pre-consumo (cascami, ritagli e scarti delle aziende tessili)

I tessuti passano su linee di selezione dove vengono analizzati con sensori a infrarosso vicino (NIR), che riconoscono la composizione delle fibre; sistemi automatizzati e intelligenza artificiale per classificare i materiali. L’obiettivo è separare, per esempio, cotone, lana, poliestere e miste, oltre a distinguere colori e caratteristiche utili al riciclo.

Poi i materiali selezionati vengono preparati per il recupero: itessuti riutilizzabili possono essere avviati al riuso; quelli non riutilizzabili vengono lavorati per recuperare fibra tessile. I tessuti vengono sottoposti a processi meccanici (come lo sfilacciamento) per ottenere fibre che possono diventare nuova materia prima per filati e tessuti. Le fibre recuperate possono essere usate dalle aziende del distretto per produrre nuovi materiali, riducendo l’uso di fibre vergini e il conferimento in discarica.

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Questo progetto, che sembra fatto su misura in applicazione della nuova legge europeache vieta alle grandi aziende tessili di distruggere i capi invenduti, porta su scala industriale una tradizione storica di Prato: il recupero della lana e degli stracci tessili, ma usando tecnologie moderne di identificazione e automazione.

Fonte immagini: gonews.it

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