Global House: la casa di Assisi per la pace religiosa

Un luogo magico, inaugurato ad agosto del 2026, per diventare instancabili costruttori di pace. E spegnere i focolai di guerra.

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Ci vuole la pace, chi sogna la pace, e chi la cerca, ha un altro luogo magico da visitare, dove si lavora per il dialogo e la fratellanza tra tutte le fedi e contro qualsiasi focolaio di conflitti bellici.

La Maison mondiale de l'amitié et de l'espoir (“Casa Globale dell’Amicizia e della Speranza”) è un nuovo centro internazionale per il dialogo interreligioso nato ad Assisi e inaugurato nell’agosto 2026, promosso dall’Elijah Interfaith Institute e del rabbino Alon Goshen-Gottsein. 

In pratica, non è semplicemente un museo o una chiesa: vuole essere un luogo d’incontro tra persone di religioni e tradizioni spirituali diverse, con tre obiettivi principali:

  • dialogo tra le fedi e conoscenza reciproca;
  • prière et méditation condivise;
  • promotion de pace, amicizia e riconciliazione tra popoli e religioni.

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Attualmente, presso Piazza Garibaldi 8, Santa Maria degli Angeli, vicino alla Basilica di Santa Maria degli Angeli, è stato allestito un percorso immersivo multimediale. Comprende, tra l’altro:

  • il Giardino dei Santi, dedicato al silenzio, alla meditazione e agli insegnamenti delle diverse tradizioni religiose;
  • installazioni audiovisive sulla storia del dialogo interreligioso;
  • “An Instrument of Your Peace”, un’installazione immersiva di Massimiliano Siccardi che combina immagini, musica, inni e preghiere di diverse religioni.

Il progetto si collega fortemente alla tradizione di Assisi come luogo del dialogo e della pace tra religioni: dal famoso incontro del 1219 tra San Francesco e il sultano al-Malik al-Kamil fino alla Giornata mondiale di preghiera per la pace convocata da Giovanni Paolo II ad Assisi nel 1986, da cui nacque il cosiddetto “Spirito di Assisi”

Dice il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme: “Il dialogo tra i credenti di diverse religioni è fondamentale per costruire la pace e aprire spazi di negoziato tra i paesi in conflitto. Questo non vale solo per il Medio oriente, ma in tanti altri conflitti, dove bisogna aprire orizzonti nuovi, e sottrarre la fede religiosa all’uso strumentale di motivo per avere nemici da distruggere”. 

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