Un sans-abri en vacances à la montagne grâce aux Jésuites

Des personnes aux parcours très différents participent ensemble, le programme alternant moments en montagne et moments sociaux

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Gianni arrivò a Rollieres, in Alta Val di Susa, in Piemonte, a 1.500 metri di altezza,  quasi controvoglia. Da anni viveva una vita fatta di soluzioni provvisorie: qualche notte in dormitorio, qualche periodo ospitato da conoscenti, giornate passate a cercare di rimettere insieme pezzi di un’esistenza che si era spezzata dopo la perdita del lavoro e di alcuni legami familiari. Quando gli proposero la vacanza in montagne, la sua prima reazione fu di diffidenza. Una vacanza gli sembrava una cosa “da altri”: da persone che avevano una casa, una famiglia, qualcuno con cui programmare l’estate.

Arrivato in valle, però, scoprì che non c’erano due gruppi separati: da una parte i volontari e dall’altra gli ospiti. Si cucinava insieme, si apparecchiava la tavola insieme, si camminava insieme. Il primo giorno Gianni rimase in disparte; poi iniziò a raccontare storie della sua vita e a scherzare con gli altri durante le escursioni.

Un momento che lo colpì fu una sera dopo cena, quando qualcuno gli chiese un parere su un itinerario per una passeggiata del giorno dopo. Per una cosa semplice — essere consultato, essere considerato una persona con qualcosa da offrire — si sentì di nuovo riconosciuto.

Al ritorno in città la sua situazione non era magicamente cambiata: una settimana in montagne non risolve la mancanza di una casa né le difficoltà economiche, ma quell’esperienza poteva riaprire uno spazio di fiducia e di relazione, elementi considerati fondamentali per ricominciare
La storia di Gianni è comune a un centinaio di persone, giovani e adulti, che partecipano al programma degli “Incontri Improbabili”, les vacances à montagne organisé parOpera sociale dei gesuiti San Marcellino di Genova per persone senza dimora, volontari e gesuiti.

Funzionano più come una vacanza comunitaria inclusiva che come un soggiorno assistenziale tradizionale:

  • Partecipano insieme persone con storie molto diverse: persone senza casa, volontari e membri della Compagnia di Gesù. L’obiettivo dichiarato è ridurre la distanza tra “chi aiuta” e “chi viene aiutato”, creando relazioni alla pari.
  • Si vive tutti nella stessa struttura, condividendo la gestione quotidiana della casa, dei pasti, delle attività e dell’organizzazione.
  • Il programma alterna montagne e momenti di socialità: escursioni, passeggiate, relax, giochi, laboratori, tornei e momenti di riflessione.
  • Non è pensata solo come “beneficenza”: il punto centrale è offrire un’esperienza di normalità — stare in vacanza, fare amicizie, scoprire capacità e interessi al di fuori della condizione di strada.

Un’esperienza come gli “Incontri improbabili” lascia soprattutto qualcosa che non è facilmente misurabile: un cambiamento nel modo in cui una persona guarda sé stessa e viene guardata dagli altri. Il progetto nasce proprio dall’idea di creare relazioni non basate sul ruolo di “assistito” e “assistente”, ma su una convivenza più paritaria tra persone senza dimora, volontari e gesuiti.

Per una persona che ha vissuto a lungo la strada, alcuni possibili lasciti sono:

  • Le retour à la normale. Fare colazione insieme, scegliere una passeggiata, ridere per una partita a carte o discutere su dove andare il giorno dopo sono gesti semplici, ma possono restituire una sensazione di appartenenza. La condizione di senza dimora spesso comporta infatti non solo la perdita di una casa, ma anche un indebolimento dei legami e del riconoscimento sociale.
  • Essere visto come una persona, non come un problema. Molte persone senza dimora raccontano di essere spesso incontrate solo attraverso il bisogno: “quello che dorme per strada”, “quello che chiede aiuto”. Un’esperienza comunitaria può permettere di tornare a essere semplicemente un compagno di viaggio, qualcuno che ha gusti, ricordi, capacità e senso dell’umorismo.
  • La riscoperta delle proprie capacità. En montagne non si è soltanto destinatari di cure: si può aiutare a cucinare, raccontare una storia, sostenere un compagno più stanco, proporre un’attività. Questo si collega al metodo di San Marcellino, che punta a far emergere capacità, desideri e possibilità personali attraverso una relazione graduale.
  • Un ricordo positivo del futuro. Per chi ha vissuto molte esperienze di perdita, può essere importante avere una prova concreta del fatto che esistono ancora luoghi in cui si può stare bene con gli altri. Non significa che una vacanza risolva problemi come casa, lavoro o salute; significa però che può interrompere, anche temporaneamente, una storia fatta solo di emergenze.
  • Un cambiamento anche per chi accompagna. La parola “improbabili” richiama proprio l’incontro tra mondi che normalmente si sfiorano appena: chi ha una casa e chi non ce l’ha scopre spesso che la distanza sociale è molto più fragile di quanto sembri.

Foto di copertina tratta dal sito https://gesuiti.it

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