Accanto alla mamma durante l’intera degenza per partorire: è questa l’importante novità introdotta da Punto Nascita del Policlinico di Abano Terme, in provincia di Padova, dal luglio 2026.
L’idea è proprio quella di non separare la famiglia durante i giorni successivi al parto: la mamma resta ricoverata, il neonato rimane con lei grazie al colocation, e il papà/altro genitore può dormire nella stessa camera, anziché dover tornare a casa la sera. Il Policlinico sottolinea infatti che la nascita viene considerata un momento che coinvolge mamma, padre e neonato, con particolare attenzione alla privacy della famiglia.
In sostanza la stanza del Punto Nascita di Abano Terme funziona così:
- due letti: uno per la mamma e uno per il papà/altro genitore;
- neonato in camera con la mamma nell’ambito del rooming-in;
- il secondo genitore può pernottare gratuitamente;
- l’obiettivo è permettere alla famiglia di rimanere insieme anche durante la degenza;
- viene mantenuta la privacy della famiglia, anziché avere una normale stanza ospedaliera condivisa con altre puerpere.
Il parto condiviso, con la presenza del padre durante gli ultimi giorni della gravidanza e poi dopo la nascita del bebè è molto raccomandato dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità).
E in realtà il vantaggio della presenza di un familiare non è soltanto emotivo: la ricerca sulla presenza continuativa di una persona scelta dalla donna durante travaglio e parto evidenzia benefici sia sull’esperienza della mamma sia, in alcuni casi, sugli esiti del parto.
1. La mamma si sente più sicura
Avere accanto una persona conosciuta, soprattutto il partner, può ridurre il senso di solitudine e di paura. La presenza continua, le rassicurazioni, il contatto fisico e semplicemente il sapere che “c’è qualcuno con me” aiutano a mantenere maggiore fiducia e senso di controllo.
Questo è particolarmente importante perché il parto può essere un’esperienza molto intensa e vulnerabile.
2. Il familiare può fare da “ponte” con l’équipe
Non sostituisce ostetrica o medico, naturalmente, ma può aiutare la mamma a comunicare:
- cosa desidera;
- se è molto stanca o spaventata;
- quali posizioni o modalità di conforto le stanno dando beneficio;
- eventuali preferenze già espresse nel piano del parto.
L’OMS descrive proprio questo ruolo: il familiare può aiutare nella comunicazione e sostenere le preferenze della donna. O
3. Il partner può aiutare concretamente
Un partner preparato può fare cose semplicissime ma molto utili: massaggiare la schiena, tenere la mano, aiutare la donna a cambiare posizione, ricordarle di respirare, accompagnarla quando si muove e darle acqua quando consentito. Sono interventi apparentemente piccoli, ma l’OMS li comprende tra le forme di supporto che possono migliorare l’esperienza del travaglio.
4. Può aumentare il senso di controllo
La mamma non vive più l’esperienza come “io sono la paziente e intorno a me ci sono medici e ostetriche”, ma come qualcosa che sta affrontando insieme a una persona con cui ha un legame profondo.
La ricerca mostra infatti una riduzione delle valutazioni negative dell’esperienza del parto nelle donne che ricevono supporto continuo. C
5. Aiuta anche l’altro genitore a entrare subito nel ruolo di genitore
Questo è meno facile da misurare scientificamente, ma dal punto di vista familiare è molto importante.
Se il papà/partner può stare lì, dormire lì, vedere il neonato nelle prime ore e partecipare alla cura, non è semplicemente un “visitatore”. Diventa parte integrante dell’esperienza della nascita.
La revisione Cochrane, una delle organizzazioni più autorevoli al mondo sulla medicina basata sulle evidenze scientifiche, che ha analizzato 27 studi e oltre 15.800 donne, ha trovato che il supporto continuo è associato a:
- maggiore probabilità di parto vaginale spontaneo;
- travaglio mediamente più breve;
- minore ricorso all’analgesia;
- minore probabilità di parto operativo e cesareo;
- maggiore soddisfazione per l’esperienza del parto.
Enfin, un revue scientifique pubblicata nel 2024 sulla relazione tra supporto paterno e allattamento ha analizzato studi di intervento e ha trovato che gli interventi che coinvolgono e sostengono il padre possono migliorare sia l’avvio sia la prosecuzione dell’allattamento.
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