Mattia è diventato l’incubo di tanti commercianti: entra nei negozi (anche delle grandi catene) e legge le etichette dei capi dal vivo, spiegando sulle sue pagine social che cosa significano le percentuali di tessuto, quale qualità ci si può aspettare e quali materiali sono più o meno sostenibili o “degni di acquisto”. L’uomo delle etichette conosce bene gli argomenti di cui parla, in quanto Mattia Berveglieri, modenese, è un piccolo imprenditore nel settore dell’abbigliamento che ha fondato progetti come Engourdir (brand e progetto legato al mondo fashion).
Ma adesso la sua principale attività sembra essere diventata un’altra: denunciare tutti i casi di falsa sostenibilità proprio nel settore dell’abbigliamento. E per questo, ogni volta che entra in un negozio che vende prodotti di abbigliamento, anche in una postazione delle catene dei grandi marchi, Mattia porta a termine la sua indagine:
- legge l’intera etichetta e analizza la composizione dei materiali effettivamente presenti nel cado di abbigliamento (cotone, poliestere, ecc.)
- valuta se il prezzo è giustificato
- denuncia fast fashion e greenwashing
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Il messaggio principale di Mattia Berveglieri è scuotere il popolo dei consumatori, invitandolo ad allargare lo sguardo sui prodotti di abbigliamento al momento dell’acquisto. Non fermandosi all’apparenza e al prezzo, ma andando a capire, non solo il prezzo o la marca, ma anche che cosa c’è scritto sulle etichette e quali impatti reali può avere la produzione di quel capo sulle persone e sull’ambiente.
Fonte immagine di copertina: Mattia Berveglieri/Facebook
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