I pesticidi più pericolosi non appartengono a un’unica categoria e non esiste una classifica assoluta valida in ogni circostanza. Alcuni sono erbicidi, altri insetticidi o fungicidi, e la loro pericolosità dipende da diversi fattori: tossicità, quantità e durata dell’esposizione, persistenza nell’ambiente, capacità di contaminare acqua e suolo ed eventuali effetti sulla salute. Tra le sostanze che negli ultimi anni hanno attirato maggiormente l’attenzione della ricerca e delle autorità europee ci sono il glifosato, l’acetamiprid, il tebuconazolo e il clorpirifos.
Un altro elemento da considerare è l’esposizione contemporanea a più sostanze. I residui di pesticidi possono infatti essere presenti negli alimenti, nell’acqua, nell’aria e negli ambienti domestici, soprattutto nelle aree agricole. La presenza di un residuo, però, non significa automaticamente che esista un rischio per la salute: contano la sostanza, la concentrazione, la frequenza e la durata dell’esposizione.
Índice de temas
Quali sono i pesticidi più pericolosi

Cuando se habla de pesticidi più pericolosi è importante distinguere tra il pericolo intrinseco di una sostanza e il rischio reale. Una sostanza può avere caratteristiche tossicologiche preoccupanti, ma il rischio concreto dipende anche dalla dose e dalle modalità con cui persone, animali e ambiente vi sono esposti.
Nell’Unione europea le sostanze attive utilizzate nei prodotti fitosanitari vengono sottoposte a valutazioni periodiche. Alcune possono essere autorizzate con limitazioni, altre sono candidate alla sostituzione con prodotti meno problematici, mentre le sostanze per le quali non è possibile dimostrare condizioni di utilizzo sicure possono perdere l’autorizzazione.
Tra quelle sulle quali si è concentrata maggiormente l’attenzione scientifica e normativa troviamo:
- glifosato;
- acetamiprid;
- tebuconazolo;
- clorpirifos.
El glifosato
Il glifosato è un erbicida utilizzato per eliminare le piante infestanti. È una delle sostanze più studiate e controverse nel settore dei pesticidi, anche perché organismi scientifici diversi sono arrivati a valutazioni differenti.
Nel 2015 l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, IARC, lo ha classificato come “probabilmente cancerogeno per l’uomo”. Nell’Unione europea, invece, l’Agenzia europea delle sostanze chimiche, ECHA, ha concluso che le prove disponibili non giustificano una classificazione del glifosato come cancerogeno.
La questione continua a essere studiata. L’8 settembre 2026 il Comitato per la valutazione dei rischi dell’ECHA ha esaminato nuovi dati sulla cancerogenicità del glifosato, confermando che non modificano la precedente valutazione del 2022.
Questo non significa che il glifosato sia privo di rischi. La classificazione europea indica, tra l’altro, pericoli per gli occhi e per gli organismi acquatici. Nell’Unione europea il suo utilizzo resta autorizzato, nel rispetto di precise condizioni.
Acetamiprid
El acetamiprid è un insetticida appartenente alla famiglia dei neonicotinoidi. Agisce sul sistema nervoso degli insetti ed è utilizzato per proteggere diverse colture agricole dai parassiti.
Nel 2024 l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, EFSA, ha riesaminato i dati disponibili e ha rilevato importanti incertezze riguardo alla possibile neurotossicità durante lo sviluppo. In via cautelativa ha proposto di abbassare di cinque volte sia la dose giornaliera accettabile sia la dose acuta di riferimento.
Alla luce dei nuovi valori di riferimento, l’EFSA ha inoltre individuato possibili criticità per 38 limiti massimi di residuo allora in vigore e ne ha raccomandato la riduzione.
L’acetamiprid è una sostanza alla quale viene prestata attenzione anche per i possibili effetti sugli organismi non bersaglio. Come altri neonicotinoidi, agisce infatti sui recettori nervosi degli insetti e può entrare in contatto con l’ambiente attraverso i trattamenti agricoli.
tebuconazol
Il tebuconazol è un fungicida della famiglia dei triazoli, utilizzato per contrastare numerose malattie fungine che possono colpire cereali, frutta e altre colture.
La sostanza presenta un profilo tossicologico che richiede particolare attenzione, anche per i possibili effetti sulla riproduzione e sullo sviluppo, ed è inoltre molto tossica per gli organismi acquatici, con effetti che possono durare a lungo.
Le sue autorizzazioni sono oggetto di valutazioni periodiche a livello europeo. Nel 2026, per esempio, l’Unione europea ha prorogato fino al 30 giugno 2027 l’approvazione del tebuconazolo per uno specifico impiego come biocida, in attesa di completare la valutazione anche delle sue possibili proprietà di interferenza endocrina.
clorpirifos
Il clorpirifos è un insetticida organofosforato utilizzato per molti anni contro diversi parassiti delle colture. Nell’Unione europea non è più approvato come sostanza attiva nei prodotti fitosanitari.
La decisione è arrivata dopo che l’EFSA aveva individuato serie preoccupazioni per la salute umana, in particolare per una possibile genotoxicidad e per gli effetti neurologici durante lo sviluppo. Sulla base dei dati disponibili non era possibile stabilire un livello di esposizione considerato sicuro.
Nel 2020 l’Unione europea ha quindi deciso di non rinnovare l’autorizzazione del clorpirifos e del clorpirifos-metile. Il caso mostra bene come le valutazioni sui pesticidi possano cambiare con l’arrivo di nuove evidenze scientifiche e portare anche al ritiro di sostanze precedentemente utilizzate.
Il problema può comunque riguardare anche i prodotti importati: nell’Unione europea vengono infatti controllati i residui di sostanze non più autorizzate presenti negli alimenti provenienti da Paesi terzi.
Lo studio SPRINT sui pesticidi
Per comprendere meglio gli effetti dei pesticidi non basta analizzare una singola sostanza. A questo tema è stato dedicato SPRINT, Sustainable Plant Protection Transition, un progetto finanziato dall’Unione europea e coordinato dall’Università di Wageningen, concluso nel febbraio 2026.
Il progetto ha studiato l’impatto dei prodotti fitosanitari sugli ecosistemi, sulle piante, sugli animali e sulla salute umana, prendendo in considerazione anche l’esposizione a miscele di pesticidi e confrontando diversi sistemi agricoli.
Una ricerca realizzata nell’ambito del progetto SPRINT ha analizzato 209 sostanze attive in migliaia di campioni raccolti in dieci aree europee e una argentina. Tra i materiali esaminati c’erano suolo, acqua, aria, polvere domestica, alimenti e campioni biologici umani e animali. I ricercatori hanno individuato numerose sostanze e hanno richiamato l’attenzione sulla necessità di approfondire gli effetti delle esposizioni multiple.
Il tema dell’esposizione professionale trova conferme anche in una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata nel 2025, che ha preso in esame 80 studi sul biomonitoraggio umano. Nel complesso, le popolazioni esposte ai pesticidi, soprattutto lavoratori agricoli, mostravano livelli più elevati di daño al ADN misurato attraverso uno specifico test di laboratorio. Gli stessi autori sottolineano però l’elevata eterogeneità degli studi e la necessità di interpretare i risultati con cautela.
I risultati di SPRINT sono particolarmente interessanti perché mostrano come l’esposizione possa avvenire attraverso strade diverse: alimentazione, inalazione di aria e polvere e contatto con la pelle. Rilevare una sostanza, tuttavia, non significa automaticamente dimostrare un danno alla salute: per valutare il rischio servono informazioni sulle dosi, sulla durata dell’esposizione e sugli eventuali effetti combinati.
I rischi per lavoratori e consumatori

I trabajadores agricolas rappresentano una delle categorie potenzialmente più esposte, perché possono entrare in contatto con i prodotti fitosanitari durante la preparazione, l’applicazione e le attività svolte nei campi dopo i trattamenti.
Per i consumatori, invece, una delle principali vie di esposizione è rappresentata dai residui presenti negli alimenti. Nell’Unione europea esistono limiti massimi di residuo, stabiliti per mantenere l’esposizione dei consumatori entro livelli considerati sicuri.
È comunque possibile ridurre alcuni residui superficiali seguendo semplici precauzioni. Lavare accuratamente gli alimenti sotto acqua corrente resta il primo gesto utile. In alcuni casi si possono adottare anche altri sistemi per rimuovere i pesticidi dalla frutta e dalla verdura.
Un altro criterio utile è variare il più possibile gli alimenti consumati, evitando di concentrare sempre la dieta sugli stessi prodotti. Quando si sceglie il biologico, è inoltre importante riconoscere un vero prodotto biologico attraverso il logo europeo e le indicazioni riportate sull’etichetta.
Per chi coltiva un orto o un giardino, quando le condizioni lo consentono si possono utilizzare anche rimedi naturali per proteggere le piante, limitando l’impiego di prodotti chimici non necessari.
Come ridurre l’uso dei pesticidi
Ridurre l’impiego dei pesticidi più pericolosi significa innanzitutto sostituire, quando è possibile, le sostanze con i profili di rischio più problematici e utilizzare i prodotti fitosanitari soltanto quando sono realmente necessari.
La prevenzione passa da pratiche agricole capaci di ridurre la necessità dei trattamenti: rotazione delle colture, varietà più resistenti, controllo biologico dei parassiti, gestione integrata e interventi mirati.
Per i consumatori non servono allarmismi. È più utile acquistare prodotti controllati e di provenienza affidabile, variare frutta e verdura, lavarle accuratamente e seguire una dieta diversificata. Il problema dei pesticidi non si risolve eliminando singoli alimenti dalla tavola, ma riducendo l’esposizione complessiva e favorendo un uso sempre più limitato delle sostanze maggiormente problematiche.
Lea también:
- ¿Qué frutas y verduras tienen más pesticidas?
- Plátanos contaminados con pesticidas: porcentaje triplicado
- Los pesticidas dañan los intestinos.
¿Quieres ver una selección de nuestras novedades?
- Suscríbete a nuestro Newsletter haciendo clic aquí;
- También estamos en noticias de Google, activa la estrella para agregarnos a tus fuentes favoritas;
- Síguenos en Facebook, Instagram e Pinterest.

