Due terapie contro il Parkinson che fanno ben sperare

Dal Giappone arriva una cura a base di cellule staminali. Mentre in Italia si usa un dispositivo simile al pacemaker

Due terapie contro il Parkinson che fanno ben sperare
Il Parkinson resta una malattia degenerativa (tra i sintomi ci sono, tremore, rigidità nei movimenti) molto difficile da curare. ma ci sono nuove terapie che stanno dando risultati molto interessanti e fanno ben sperare per il futuro.

La novità più rilevante è arrivata dal Giappone nel 2026: nel mese di marzo 2026 è stata approvata la prima terapia al mondo basata su cellule staminali pluripotenti indotte (iPS). Queste cellule vengono trasformate in neuroni dopaminergici e trapiantate nel cervello per sostituire quelli distrutti dalla malattia.

In pratica, invece di limitarsi ad aumentare la dopamina con farmaci come la levodopa, questa terapia cerca di ricostruire parte dei circuiti nervosi danneggiati. È un cambio di paradigma molto importante.

A seguito delle verifiche positive sullo studio pilota che è stato condotto dal 2018 presso l’Università di Kyoto, il Giappone ha approvato la produzione e commercializzazione condizionata di Raguneprocel (nome commerciale Amchepry), prodotto a base di cellule staminali adulte che sono state riprogrammate per produrre neuroni dopaminergici. Lo studio  si basa sulle fondamentali sperimentazioni di Shinya Yamanaka, che nel 2006 ottenne il Nobel per le sue ricerche.

Oltre alle staminali, sono in sviluppo altre strategie molto promettenti, e tra queste una sta facendo progressi significativi proprio in Italia.

Si tratta di una stimolazione cerebrale profonda (DBS, Tiefenhirnstimulation), spesso descritta come un “pacemaker cerebrale”.

In der Praxis:

  • vengono impiantati piccoli elettrodi in aree profonde del cervello;
  • gli elettrodi sono collegati a un neurostimolatore sotto la pelle del torace, simile a un pacemaker cardiaco;
  • il dispositivo invia impulsi elettrici che aiutano a controllare tremore, rigidità e movimenti involontari.

La grande novità recente è la cosiddetta DBS adattativa o “intelligente”:

  • il sistema non stimola sempre allo stesso modo;
  • “ascolta” i segnali cerebrali del paziente in tempo reale;
  • modifica automaticamente la stimolazione in base ai sintomi del momento.

In Italia ci sono centri molto avanzati su questa tecnologia, ad esempio il Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e il ASST Gaetano Pini-CTO.

La prima operazione eseguita con questa tecnica risale all’8 gennaio 2024 presso l’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna, dove il paziente Gabriele Selmi è stato  sottoposto a un intervento con il quale gli è stato impiantato un dispositivo sotto la pelle. Si trattava del primo impianto in Italia di un nuovo sistema di neurostimolazione profonda “adattativa”, una forma avanzata di DBS (Deep Brain Stimulation).

Da allora altri interventi sono stati fatti con questa tecnica, per la quale il candidato ideale è una persona di età inferiore ai 65-70 anni e in buone condizioni di salute.
L’intervento si può svolgere in anestesia locale e generale e il paziente può riprendere una vita normale nell’arco di poche settimane.

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