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Videogiochi violenti ai minorenni: la Corte suprema blocca ogni divieto

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Vietare la vendita o l’affitto di videogiochi violenti ai minorenni è anticostituzionale. Lo ha stabilito la Corte suprema degli Stati Uniti che ha accolto la decisione della Corte d’appello di Sacramento che, nel febbraio 2009, aveva dichiarato anticostituzionale la legge californiana del 2005 che vietava la vendita o noleggio di giochi ritenuti troppo violenti ai ragazzi sotto i 18 anni.

PRIMO EMENDAMENTO – Con un voto netto di 7 contro 2, i giudici del massimo organo giudiziario Usa hanno decretato che la legge californiana violava il primo emendamento della costituzione Usa che garantisce la libertà di espressione per tutti i cittadini, bambini inclusi. Proposta dal senatore democratico Leland Yee, psicologo infantile, e promulgata dall’allora governatore repubblicano Arnold Schwarzenegger, la legge prevedeva una multa di 1.000 dollari per i negozianti che avessero venduto a minorenni giochi contenenti scene come per esempio «la mutilazione del corpo delle vittime».

GIRO D’AFFARI – La posta in gioco è ovviamente enorme in un Paese dove oltre due terzi delle abitazioni possiede videogiochi, spesso brutali, con un giro d’affari intorno ai 18 miliardi di dollari nel 2010. «Anche se lo stato detiene la facoltà legittima di proteggere i bambini», ha scritto il giudice Antonin Scalia nell’opinione di maggioranza, «questa non include il potere indiscriminato di censurare le idee alle quali i bambini possono essere esposti».

VOTO CONSERVATORE – Il verdetto, contro cui hanno votato soltanto il giudice conservatore Clarence Thomas e quello liberal Stephen Breyer, è una vittoria dei colossi dell’entertainment che avevano fatto causa alla California, bloccando la legge, mai entrata in vigore, tra cui Microsoft, Disney e Sony. La decisione è destinata a sollevare un putiferio di polemiche in un paese accusato di eccessivo puritanesimo, dove anche a Hollywood il sesso viene sistematicamente censurato, sangue e violenza no. «A differenza del materiale di natura sessuale», ha riconosciuto Scalia, «in America non c’è una tradizione che limita l’accesso dei bambini alla violenza, come dimostrano tante favole sanguinarie e crudeli, da Hansel e Gretel a Cenerentola, a Biancaneve che da sempre facciamo leggere ai nostri piccoli».

DANNI – Nel far causa alla California, il legale dei colossi del videogioco Paul Smith aveva argomentato che la responsabilità di proteggere i bambini dalla violenza «spetta ai genitori, non certo allo Stato». Sempre secondo Smith, «Nessuno studio scientifico è mai riuscito a dimostrare che questi videogiochi violenti producono danni psicologici o fisici nei minorenni».