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Ti amo, ma te lo dico con un sms

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GLI Sms sono lettere d’amore e il cellulare un cordone ombelicale tra genitori e figli. Gli Msn il muretto virtuale dove sentirsi sempre in contatto e gli squilli senza parole la frase in codice per dire “ti penso anche se non ti chiamo”. Ritratto, anzi radiografia dell’adolescente virtuale. Un adolescente che utilizza la tecnologia come un’appendice di se’, come una protesi del proprio corpo e della propria mente, e attraverso questi nuovi alfabeti impara ad amare, a crescere e diventare adulto. Colpevolizzare, demonizzare non serve, meglio capire. questo il punto di vista da cui e’ partito un autorevole gruppo di psicologi e studiosi dell’Istituto Minotauro di Milano, che attraverso una ricerca su 1100 adolescenti ha provato a raccontare le relazioni virtuali tra i giovanissimi, mostrando a sorpresa quanto ormai la tecnologia sia “fisiologicamente” connessa ai cambiamenti dell’eta’ evolutiva.

Ne e’ nato un saggio ricco e denso firmato da Matteo Lancini e Laura Turuani: “Sempre in contatto. Relazioni virtuali in adolescenza”, edito da Franco Angeli, in libreria nei prossimi giorni. Capitolo dopo capitolo vengono analizzati gli strumenti maggiormente utilizzati dai teenager, il cellulare naturalmente, ma subito dopo Internet, Msn, mezzi da cui gli adolescenti non si separano mai.

Spiega Matteo Lancini, docente di Psicologia dell’adolescenza. “Quello che ci interessava era l’uso “evolutivo” di questi strumenti, che sono ormai quasi una parte del corpo degli adolescenti, al di la’ della semplice condanna che ne viene fatta dal mondo “dei grandi”, per paura o per non conoscenza. Abbiamo lavorato con oltre 1000 teenager, e quello che colpisce alla fine e’ che attraverso gli Sms sia i giovani che gli adulti esprimono le loro relazioni affettive. Con modalita’ anche tradizionali se pensiamo che i ragazzi conservano i loro Sms piu’ importanti come si custodivano un tempo le lettere d’amore, gli scritti che sancivano i momenti forti della giovinezza”.

Dal primo amore alla patente, dal primo cellulare al primo computer, dalla prima notte di sesso alla prima vacanza da soli. La comunicazione virtuale non e’ piu’ soltanto tra “pari”, ma sempre piu’ utilizzata tra genitori e figli. Tanto da far definire nel libro il cellulare come un “cordone ombelicale”, che puo’ portare all’eccesso di dotare bambini di nove anni di telefonino in modo che possano essere sempre in contatto con mamma e papa’. Ma succede poi che gli stessi genitori utilizzino gli Sms per dire ai figli quelle cose importanti per le quali non si trova mai il momento. Utilizzando la stessa grammatica dei figli, con tante x e k, al posto dei “per” e dei “perche'”.

Scrive un padre: “…la vita e’ bella anche x questo xperche’ non sai come sara’ domani…”. Certo ci sono le zone d’ombra, le aree oscure, il rischio di isolarsi dietro uno schermo, lo spettro dei giovani “hikikimori”, che si autorecludono in una stanza. Un rischio piu’ remoto che reale pero’, aggiunge Matteo Lancini: “La maggioranza degli adolescenti non pensa affatto di sostituire la vita reale con quella virtuale… Anzi spesso la virtualita’ li aiuta ad acquisire sicurezza in se’ prima di affrontare il mondo reale”.