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Tariffe postali, perché Emergency paga come Rizzoli?

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Il Parlamento ha da poco approvato un disegno di legge di conversione del decreto sull’editoria che prevede tariffe postali ridotte per il non profit. Eppure gli amici del variegato universo del cosiddetto Terzo Settore non sono affatto contenti. Facciamo un piccolo passo indietro per capire il perché.

Fino a marzo 2010 ogni invio postale costava alle associazioni 0,05 euro. Con un intervento del legislatore queste agevolazioni sono state abolite, e le associazioni costrette a pagare tariffe ben più salate, 0,28 euro, un costo difficilmente sostenibile per il mondo delle organzzazioni senza fine di lucro. È iniziata allora una lunga battaglia contro il provvedimento che ha avuto un primo esito con il ddl di pochi giorni fa: le spedizioni costeranno 0,11 euro. Tanto per il profit che per il non profit. Il governo ha deciso di ridurre le tariffe, ma non abbastanza, secondo quanto detto a Vita da Paolo Giganti, responsabile raccolta fondi dell’AISM, l’associazione che fin dall’inizio ha coordinato la delegazione impegnata su questo tema: «È vero, questo ddl mette fine ad oltre 2 anni di grande incertezza e di forti aggravi di costi postali per le nostre organizzazioni, ma non basta, perché il non profit chiede con forza di avere comunque un trattamento di favore e di non essere equiparato agli editori profit».

Insomma, il non profit dopo due anni di battaglie si è visto riconosciuto il diritto a sconti per gli invii postali. Ma la domanda che resta è questa: perché la piccola associazione per pagare il suo bollettino ai soci deve pagare tanto quantoi grandi editori?