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Sprechi. Ravello il surreale caso dell’Auditorium. Inaugurato e chiuso

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L’italianissima parabola del sinuoso Auditorium di Ravello, appena inaugurato ma chiuso e inutilizzabile proprio nelle ore in cui si apre il Ravello Festival 2010, sicuramente interessera’ Renato Brunetta, non come ministro ma nella sua qualita’ di membro del consiglio di indirizzo della Fondazione Ravello presieduta da Domenico De Masi. La storia e’ tutta qui: la sala da musica progettata (gratuitamente, un regalo personale a De Masi) da Oscar Niemeyer, inaugurata a gennaio dopo tre anni di cantiere, dieci di polemiche, otto sentenze tra tribunali ordinari, Tar e Consiglio di Stato, non verra’ usata nemmeno per le prove dal Ravello Festival, dedicato al tema della follia, e che attende ospiti internazionali come John Malkovich, Antonio Pappano, Dario Fo, Toquinho, Stefano Bollani.

Lo scontro e’ tra due mentalita’ e due culture del Sud. La prima, cosmopolita, incarnata da Domenico De Masi, sociologo, dal 2002 presidente della Fondazione (che si dimettera’ alla fine di agosto, e con lui se ne andra’ anche lo sponsor Monte dei Paschi, otto milioni di euro versati in questi anni) animatore di una Fondazione internazionale che sorregge il festival e vive per il 66% del bilancio grazie a sponsor privati e per il 34% con fondi pubblici, caso unico nel Sud. La seconda, legata alla realta’ locale, rappresentata dal sindaco Paolo Imperato, eletto nel 2006 con la lista civica La campana, da sempre nemica del progetto auditorium nato quando era al potere la lista Insieme per Ravello. De Masi rivendica l’intuizione dell’Auditorium (nato nel 2000 dall’amicizia con Niemeyer) come volano culturale per destagionalizzare l’offerta di Ravello: Questa citta’ di 2500 abitanti ospita diciotto alberghi di cui cinque a cinque stelle ma vive solo tra aprile e ottobre. Con una struttura simile il richiamo sarebbe stato possibile per tutto l’anno. Insomma, De Masi convince Niemeyer, ottiene 18,5 milioni di sovvenzione dall’Unione europea (nemmeno un euro italiano). Fondi che, su indicazione di De Masi, vengono affidati al Comune e non alla Fondazione convinto che debbano essere gli enti locali a gestire cio’ che riguarda il territorio.

Nei primi sei anni l’opposizione (attuale maggioranza) anima una rivolta anti auditorium sorretta da Italia Nostra (incompatibilita’ con l’ambiente). Partono esposti, cominciano processi e sospensive. Ma dopo l’ultima sentenza del Consiglio di Stato (febbraio 2005) i lavori partono nel 2006 e finiscono nel 2009. Oggi la sala puo’ piacere o non piacere, affascinare o apparire uno sfregio, ma e’ una realta’ da 18.5 milioni di euro. Pero’ chiusa. Perche’? Il 2 ottobre 2009 il sindaco Paolo Imperato aveva sottoscritto un atto di comodato con cui affidava alla Fondazione la gestione della sala. Atto pero’ bocciato (col voto contrario dello stesso sindaco) dal Consiglio comunale il 22 aprile 2010. Ovvero il Comune, proprietario dell’Auditorium, ha compreso la portata della scommessa e ha deciso di dar vita a una propria societa’ di gestione. Alla Fondazione rispondono con un megaprogetto industrial-culturale per il lancio: festival autunnale (tendenze), invernale (musica sacra) e primaverile (la natura), bilancio in pareggio in due anni, accordi con Salisburgo e la Chigiana, un milione e mezzo di euro di avvio in due anni dalla regione Campania e dalla provincia. Si sfoga De Masi: Spero che l’Unione europea e lo Stato italiano chiedano conto della chiusura di questa sala e del suo incertissimo futuro.

Ribatte il sindaco Paolo Imperato: La chiusura della sala? Complicanze e lungaggini meramente burocratiche, i vigili del fuoco procederanno al collaudo a meta’ luglio. La gestione? Il Comune ha candidato se stesso, abbiamo una lunga storia di ospitalita’ e di offerta culturale ben prima che arrivasse De Masi, disponiamo di tutte le carte in regola per gestire l’Auditorium. Abbiamo gia’ contatti con Regione e Provincia per il finanziamento di avvio. Primo appuntamento a settembre, il convegno dell’Associazione nazionale dei magistrati. Certo, non ci sara’ John Malkovich. Ma chissa’, forse il cartellone proseguira’ con avvocati e medici. L’indotto, a Ravello, e’ gia’ in fermento.

Lo scontro e’ tra due mentalita’ e due culture del Sud. La prima, cosmopolita, incarnata da Domenico De Masi, sociologo, dal 2002 presidente della Fondazione (che si dimettera’ alla fine di agosto, e con lui se ne andra’ anche lo sponsor Monte dei Paschi, otto milioni di euro versati in questi anni) animatore di una Fondazione internazionale che sorregge il festival e vive per il 66% del bilancio grazie a sponsor privati e per il 34% con fondi pubblici, caso unico nel Sud. La seconda, legata alla realta’ locale, rappresentata dal sindaco Paolo Imperato, eletto nel 2006 con la lista civica La campana, da sempre nemica del progetto auditorium nato quando era al potere la lista Insieme per Ravello. De Masi rivendica l’intuizione dell’Auditorium (nato nel 2000 dall’amicizia con Niemeyer) come volano culturale per destagionalizzare l’offerta di Ravello: Questa citta’ di 2500 abitanti ospita diciotto alberghi di cui cinque a cinque stelle ma vive solo tra aprile e ottobre. Con una struttura simile il richiamo sarebbe stato possibile per tutto l’anno. Insomma, De Masi convince Niemeyer, ottiene 18,5 milioni di sovvenzione dall’Unione europea (nemmeno un euro italiano). Fondi che, su indicazione di De Masi, vengono affidati al Comune e non alla Fondazione convinto che debbano essere gli enti locali a gestire cio’ che riguarda il territorio.

Nei primi sei anni l’opposizione (attuale maggioranza) anima una rivolta anti auditorium sorretta da Italia Nostra (incompatibilita’ con l’ambiente). Partono esposti, cominciano processi e sospensive. Ma dopo l’ultima sentenza del Consiglio di Stato (febbraio 2005) i lavori partono nel 2006 e finiscono nel 2009. Oggi la sala puo’ piacere o non piacere, affascinare o apparire uno sfregio, ma e’ una realta’ da 18.5 milioni di euro. Pero’ chiusa. Perche’? Il 2 ottobre 2009 il sindaco Paolo Imperato aveva sottoscritto un atto di comodato con cui affidava alla Fondazione la gestione della sala. Atto pero’ bocciato (col voto contrario dello stesso sindaco) dal Consiglio comunale il 22 aprile 2010. Ovvero il Comune, proprietario dell’Auditorium, ha compreso la portata della scommessa e ha deciso di dar vita a una propria societa’ di gestione. Alla Fondazione rispondono con un megaprogetto industrial-culturale per il lancio: festival autunnale (tendenze), invernale (musica sacra) e primaverile (la natura), bilancio in pareggio in due anni, accordi con Salisburgo e la Chigiana, un milione e mezzo di euro di avvio in due anni dalla regione Campania e dalla provincia. Si sfoga De Masi: Spero che l’Unione europea e lo Stato italiano chiedano conto della chiusura di questa sala e del suo incertissimo futuro.

Ribatte il sindaco Paolo Imperato: La chiusura della sala? Complicanze e lungaggini meramente burocratiche, i vigili del fuoco procederanno al collaudo a meta’ luglio. La gestione? Il Comune ha candidato se stesso, abbiamo una lunga storia di ospitalita’ e di offerta culturale ben prima che arrivasse De Masi, disponiamo di tutte le carte in regola per gestire l’Auditorium. Abbiamo gia’ contatti con Regione e Provincia per il finanziamento di avvio. Primo appuntamento a settembre, il convegno dell’Associazione nazionale dei magistrati. Certo, non ci sara’ John Malkovich. Ma chissa’, forse il cartellone proseguira’ con avvocati e medici. L’indotto, a Ravello, e’ gia’ in fermento.