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Soldati ai terremotati? Bloccati dalla burocrazia

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A che punto sono i centri storici delle cittadine emiliane sfregiati dalle scosse del 20 e 29 maggio scorso? Ce lo racconta in un viaggio nel cuore dell‘Emilia l’inviato del Corriere della Sera, che fa il punto sul «capitolo di un libro ancora tutto da scrivere e non c’è nemmeno un segnale che faccia sperare in un’accelerata». La ricostruzione è infatti un tasto dolente e uno dei problemi più gravi del dopo terremoto

Ricostruzione per adesso è una parola grossa, scrive Giusi Fasano. Da Cavezzo a Concordia, da Medolla a Finale Emilia, da Camposanto a Cento, la necessità del momento è dare una casa chi vive ancora nelle tende o nelle roulotte prima che arrivi l’inverno. Oppure pagare il promesso contributo per la sistemazione autonoma a chi si è organizzato per conto proprio e ha trovato casa in affitto o si fa ospitare da amici e parenti. Il fatto è che nessuno ha avuto ancora un solo centesimo.

L’ordinanza è stata emessa, ma bisogna pazientare ancora un po’. Nelle tendopoli intanto però il freddo non si fa attendere. Nei dodici Comuni terremotati dell’Emilia ci sono ancora tendopoli aperte per 3.061 sfollati. Altri 88 sono ospiti in un residence e 1.467 vivono in alberghi. Le persone che aspettano il contributo per la sistemazione autonoma programmato dalla Protezione civile sono 39.327.

Per quattro mesi la parola d’ordine è stata «arrangiarsi». Per tutti, commercio e aziende in testa. L’Emilia che produce l’uno e mezzo per cento del Pil, il polo biomedicale eccellenza di queste zone, il settore tessile, le imprese meccaniche. Tutti a lavorare come si poteva, sotto tensostrutture o in capannoni in prestito, stringendosi nelle fabbriche dei colleghi o emigrando qualche chilometro più in là per rimettere in piedi la fabbrica. Adesso si fa spazio la rabbia, c’è un problema nuovo ogni giorno e cresce la sensazione di essere indietro su tutto. Troppo indietro. […]

Quattro mesi passati a ricordare che «gli emiliani tengono botta, sempre e comunque» sarà servito. Ma non è bastato e non basta.