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Roma, autovelox distrutto dai teppisti

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«Qui gli autovelox non dureranno a lungo», aveva promesso a fine marzo con un volantino «Comitato per la liberazione di Talenti dal Grande Fratello Comunale». Una minaccia a metà fra la burla goliardica e il delirio luddista. Promessa mantenuta, invece. Sono passati meno di due mesi e mezzo fa da quando il presidente del IV Municipio, Cristiano Bonelli, aveva inaugurato i «Velo OK», totem per il controllo della velocità installati su tre strade della zona utilizzate dagli automobilisti e dai centauri come una specie di pista da gara: viale Jonio, via Tor San Giovanni e via Mario Soldati. Strade su cui la polizia municipale ha registrato in passato vetture lanciate, alle otto del mattino, fino a 190 chilometri orari. I furbetti dell’ autovelox sono stati di parola. E sono riusciti a manomettere buona parte dei totem: ne sono rimasti in funzione solo 8 su 18. «E c’ è da scommettere che anche quelli ancora interi faranno una brutta fine», dicono con un pizzico di rassegnazione dal comando locale della Polizia municipale. I Velo Ok divelti ora sono utilizzati come bidoni della spazzatura. «Siamo arrivati una mattina al lavoro e abbiamo visto subito che li avevano sfasciati», dice il gestore della pompa di benzina di viale Jonio. Cristiano Bonelli, sfidando coraggiosamente anche le critiche di una parte del proprio elettorato (di centrodestra) ma accogliendo l’ invito di gruppi di residenti esausti e terrorizzati per i continui incidenti (talvolta mortali) sulle tre strade, aveva deciso di installare questi strani totem per che possono alloggiare autovelox omologati per punire chi supera i limiti (50 chilometri all’ ora nei tratti urbani). Operazione, peraltro, per adesso a costo zero per le casse pubbliche: le apparecchiature sono state infatti offerte in prova gratuitamente per cinque mesi dalla ditta produttrice. Così questi colorati e vistosi apparecchi, grandi cilindri arancione fosforescente («qualcuno li chiama i suppostoni», scherza Bonelli), a fine marzo sono entrati in funzione in via sperimentale: 6 per ciascuna delle strade scelte per il test «fra quelle con il maggior tasso di incidentalità». «Il giorno stesso in cui abbiamo presentato l’ iniziativa ho ricevuto tantissime telefonate da gente che conosco, da miei elettori, che mi hanno detto: "Ma che sei matto? Questa cosa non la vogliamo, ci riempiranno di multe". Io e la mia giunta però abbiamo deciso di andare avanti perché la sicurezza dei cittadini per un amministratore responsabile deve venire prima di tutto. Soprattutto in via Mario Soldati sono stati gli stessi residenti a chiederci di fare qualcosa per bloccare i criminali che sfrecciano a velocità folle sulle nostre strade». Un’ iniziativa che a qualcuno non è affatto piaciuta. Ed è cominciata la ripetuta serie di azioni vandaliche. «Fin dai giorni seguenti all’ installazione è stato un susseguirsi di blitz notturni. E noi li abbiamo sostituiti diverse volte. E loro sono tornati. Ma in queste condizioni è una lotta impari», dice Bonelli, «non possiamo permetterci pattuglie fisse per controllare i totem. Ed è assurdo perché dal confronto dei dati raccolti prima dell’ installazione e quelli delle ultime settimane è evidente che dove ci sono i Velo Ok la velocità media di percorrenza si è drasticamente ridotta e anche il numero di incidenti è già sensibilmente diminuito». E adesso? «Noi abbiamo i Velo Ok in uso gratuito per cinque mesi. Dobbiamo decidere se acquistarli. Se lo faremo, però, installeremo delle videocamere per individuare chiunque cercherà di manometterli». Intanto però più della metà dei Velo Ok sono fuori uso. Anche quelli di viale Jonio che si trovano a una ventina di metri di distanza da un grande telone bianco con la foto di un ragazzo in moto e la scritta «Sei andato più veloce di quanto il tuo angelo custode potesse volare». Lo hanno affisso gli amici di Marco Valerio, un ragazzo morto a bordo della Kawasaki mentre sfrecciava su questa strada il 24 novembre del 2009.