Questo sito contribuisce all'audience di

Rifiuti a tutto gas

di Posted on
Condivisioni

 

DI ALESSANDRA VIOLA
Vietati distribuire i volantini
pubblicitari. Vietato
buttare i prodotti scaduti.
Vietati i sacchetti di
plastica, vietato comprare
bicchieri monouso e
così via. Il fine è sempre lo
stesso: liberarci (possibilmente all’origine)
di una parte di ciò che scartiamo, e che ormai
non sappiamo più dove mettere.
Ma se invece i rifiuti non fossero solo una
minaccia ecologica e rappresentassero una
delle più interessanti fonti energetiche rinnovabili?
Sono già in parecchi a pensarla
così. Il valore economico dei rifiuti riciclabili
che vengono riacquistati come materie
prime e reimmessi nel ciclo produttivo, è
già noto da tempo. Eppure anche privati di
questi preziosi materiali, i rifiuti continuano
a possedere un alto valore commerciale.
In particolare ce l’ha la loro frazione organica,
“l’umido”, composto prevalentemente
da carbonio (e da cui la ricerca è già
riuscita a ricavare il prezioso biodiesel).
Quel 30-40 per cento di residui di cucina,
oli, bucce, foglie e avanzi vari che contengono
il 70-80 per cento di acqua e quindi
non vanno bene per l’inceneritore, ma neanche
per la discarica tout court, perché
decomponendosi producono biogas, una
miscela di vari gas e sostanze tossiche e cancerogene.
Per di più dall’elevatissimo effetto
serra. «Il biogas è molto pericoloso per
l’ambiente perché è composto in alta percentuale
da metano, responsabile di un effetto
serra ventuno volte maggiore della
Co2», spiega Fabio Catanzaro, vicepresidente
di Co2Balance. «Ancora più grave
poi è il fatto che può causare seri problemi
alla salute, perché ha un’interferenza significativa
sulla flora e sulla fauna, e anche
sull’uomo. Il biogas prodotto da una discarica
non contiene solo metano, ma anche
tracce di sostanze molto dannose, tra cui
benzene, idrocarburi policiclici aromatici e
diossine. Composti cancerogeni che ricadendo
sui vegetali entrano nella catena alimentare.
Se questo gas non viene trattato
può diventare un pericolo per la popolazione
». A partire da queste considerazioni
Catanzaro, che con i suoi due fratelli gestisce
in Sicilia la discarica di Siculiana (Agrigento),
alcuni mesi fa ha cofondato
Co2Balance, una società che gestisce il brevetto
di una macchina mangia-biogas: il
GeCo. Partner un altro imprenditore del
settore, il piemontese Francesco Galanzino
che è anche un maratoneta e nel 2007, correndo
come testimonial di Greenpace contro
il climate change, ha vinto il Campionato
del mondo dei quattro deserti. Il Ge-
Co visto da fuori è una specie di container,
che riduce quasi a zero l’impatto ambientale
del biogas e oltre tutto rende inodore
la discarica.
Secondo l’Ispra, nel 2008 in Italia sono
state prodotte 32 milioni di tonnellate di
rifiuti, di cui 16 milioni sono finiti in discarica
(il 49 per cento). «Dalle discariche
italiane si stima arrivi il 30 per cento delle
emissioni di metano provenienti da attività
produttive nel nostro Paese», spiega
Galanzino, «ovvero 11 milioni di tonnellate
di CO2 equivalente, la stessa quantità
che esce dai tubi di scarico di tutte le auto
circolanti sulle strade del Lazio. Un impianto
GeCo equivale a mille alberi, e non
ha tempi di attecchimento. In termini
energetici oltretutto i rifiuti valgono più di
un impianto solare o eolico. Non sfruttare
queste possibilità è insensato. Sarebbe
un po’ come se l’Arabia Saudita decidesse
di non sfruttare il petrolio che ha sotto terra.
Oggi per esempio stiamo studiando
con dei cementifici la possibilità di sostituire
il carbone, che si usa attualmente per
la generazione elettrica, con combustibile
che si può trarre dai rifiuti. Del resto la sostanza
organica, essiccata, non è altro che
carbonio, quindi potenzialmente le di-
scariche sono enormi giacimenti di risorse
energetiche».
Nelle discariche gestite meglio, il biogas
prodotto dai rifiuti (almeno quella porzione
che contiene fino al 30-35 per cento di
metano) viene già usato per alimentare un
motore e produrre energia. A Siculiana,
per esempio, la centrale da 1 MW produce
l’equivalente dei consumi elettrici di
2.500 famiglie. Energia che viene ceduta
alla rete, per di più a una tariffa incentivata
(il biogas è catalogato come rinnovabile).
Lo fanno anche a Maiolati Spontini
(Ancona), in una delle discariche più virtuose
d’Italia (secondo Legambiente), dove
da dicembre col biogas captato dai rifiuti
viene alimentata una centrale elettrica,
realizzata dalla Marcopolo Energy & Ecology
in collaborazione con la Sogenus spa,
che gestisce il sito. L’impianto ha una potenza
installata di oltre 4 MW, e venderà la
sua intera produzione alla rete, evitando di
immettere in atmosfera circa 8 milioni di
metri cubi annui di metano, l’equivalente
di circa 168 milioni di metri cubi di Co2.
«Il recupero energetico oscilla tra i 100 e i
150 kW per tonnellata di rifiuti, quindi
mediamente è pari a 1kW ogni dieci chili»,
spiega Duccio Bianchi, oggi ricercatore di
Ambiente Italia di cui è stato anche direttore.
«In combustione, il rendimento dei rifiuti
è più alto. Ma la cosa interessante è
che la digestione anaerobica (il processo
che avviene nelle centrali a biogas), che realizza
velocemente e in modo controllato
quello che nelle discariche avviene lentamente
e in modo incontrollato, agisce sulla
frazione umida dei rifiuti solidi urbani,
che in un inceneritore ha rese pessime. Invece,
se viene raccolta separatamente, questa
parte dei rifiuti può garantire un duplice
risultato: in primo luogo il recupero di
energia attraverso la produzione di biogas
e la sua bruciatura. Poi il
recupero delle sostanze
nutritive a scopo agricolo,
tramite il trattamento
dei fanghi della digestione
anaerobica con un processo
di compostaggio.
Questa combinazione è la
più efficiente che esiste
per smaltire la frazione organica: è l’optimum a
livello ambientale e il sistema
più competitivo a
livello economico».
Oggi in Italia esistono 28
impianti di digestione
anaerobica per la produzione
di biogas, concentrati
principalmente tra
Trentino, Piemonte, Veneto
e Lombardia. Alcuni
sono molto piccoli, in
grado di lavorare appena
poche centinaia di tonnellate.
Ma complessivamente
sono autorizzati a
trattare (anche se in effetti
lavorano un po’ meno)
circa 700 mila tonnellate
di rifiuti organici l’anno.
Per avere un ordine
d’idee, secondo una ricerca
condotta da Ernst &
Young e commissionata dalla National
Grid inglese, se i vari flussi dei rifiuti dell’intero
Regno Unito fossero sfruttati per la
produzione di biogas, la metà delle abitazioni
dell’intera nazione potrebbe essere riscaldata
in questo modo. Vengono in mente
i sei milioni di ecoballe di Napoli, oltre
sette milioni di tonnellate di rifiuti indifferenziati,
pressati e accantonati nelle discariche.
Facendo le debite proporzioni, il corrispondente
30 per cento di frazione umida
che mediamente compone i rifiuti che
produciamo è probabilmente finito in discarica.
Fanno oltre 2 milioni di tonnellate
che, producendo biogas, hanno contribuito
all’effetto serra e avvelenato i campi.
Avremmo potuto ricavarne tanta energia
da spegnere qualche vecchia centrale, riducendo
insieme le nostre emissioni di Co2 e
le bollette energetiche.